"Assoprovider apprende che il presidente dell’Agcom Calabrò e il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni Romani approverebbero un progetto di consorzio fra grandi operatori per lo sviluppo della rete a banda 'ultralarga' in Italia (NGN): al neonato consorzio verrebbe sicuramente riservata una corsia preferenziale in termini di deregolamentazione, vincoli verso la concorrenza, finanziamenti pubblici etc etc. Da questo progetto, mastodontico solo sulla carta, uscirebbe una rete lenta a svilupparsi e assai più costosa del necessario per il paese con conseguente cartello sui prezzi sia per le imprese esterne al consorzio sia per l'utenza finale.
Ovviamente, essendo coinvolto il gotha delle telecomunicazioni con su il cappello dell'AGCOM e del Governo, il rischio è che questa grande operazione diventi l'ennesima bolla finanziaria, alla faccia delle porte sbattute in faccia dallo stesso mondo della finanza a milioni di microimprese italiane".
Così Assoprovider, la nota associazione di operatori indipendenti, dice no al progetto di consorzio tra grandi operatori paventato dal presidente Agcom, Corraado Calabrò, e dal viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, per lo sviluppo delle nuove reti in Italia.

Assoprovider ritiene che "se le nostre istituzioni (Agcom e Ministero dello Sviluppo Economico in particolare) hanno veramente a cuore il tema dello sviluppo delle reti a banda ultralarga e dell'abbattimento del Digital Divide nel nostro paese, in primo luogo si debbano impegnare affinché:
– le parti edili realizzate direttamente od indirettamente con la fiscalità collettiva siano documentate ed a disposizione di tutte le PMI in modo rapido, trasparente ed economicamente non discriminatorio.
– siano sostanzialmente riviste le tasse amministrative (Codice delle Comunicazioni) che, per la loro entità, impediscono ai piccoli e medi operatori di investire nella creazione di reti NGN".

"Solo così diverrebbe un'opera realizzabile anche da aziende di piccola e media dimensione, le uniche che hanno ampiamente dimostrato il loro interesse ad investire in zone del paese solitamente trascurate dai Big delle Tlc. Diversamente saremo destinati ad una NGN costosa a diffusione parziale e lenta con gravissimo danno per tutto il nostro tessuto industriale" conclude l'associazione.