La batteria dello smartphone Android arriva a sera con sempre maggiore difficoltà? Prima di pensare che sia arrivato il momento di sostituirla, vale la pena controllare quali applicazioni possono accedere alla posizione quando non le stiamo utilizzando.
Limitare l’accesso alla posizione in background delle applicazioni che non ne hanno realmente bisogno può contribuire a ridurre i consumi. Il risultato, però, varia enormemente da smartphone a smartphone: non esiste una quantità di autonomia aggiuntiva garantita.
Un’esperienza individuale può portare persino a recuperare circa due ore di utilizzo quotidiano, ma questo dato non deve essere interpretato come un risultato riproducibile su qualsiasi telefono. Tutto dipende da quali app sono installate, quanto frequentemente utilizzano la posizione, dal segnale disponibile, dalle impostazioni del dispositivo e dalle abitudini dell’utente.
La buona notizia è che Android mette già a disposizione gli strumenti necessari per capire cosa sta succedendo. E bastano pochi minuti per effettuare un controllo.
Perché la posizione può incidere sulla batteria
Quando si parla di “GPS” si tende a immaginare che lo smartphone utilizzi esclusivamente i satelliti. Android dispone in realtà di un sistema molto più articolato.
Google spiega che sui dispositivi dotati di Google Play Services la funzione Precisione della localizzazione può utilizzare informazioni provenienti da GPS, punti di accesso Wi-Fi, torri della rete mobile e sensori del telefono, come accelerometro, giroscopio e barometro.
Combinando queste informazioni, il sistema può determinare la posizione più rapidamente e con maggiore precisione, soprattutto in ambienti nei quali il GPS funziona male, come all’interno degli edifici o nelle strade circondate da palazzi molto alti.
Di conseguenza, un’applicazione autorizzata a utilizzare frequentemente la posizione può contribuire all’attività del dispositivo anche quando non è direttamente visibile sullo schermo.
Questo non significa che ogni app autorizzata alla posizione stia necessariamente scaricando la batteria. Android dispone di limitazioni sull’attività in background e il consumo effettivo dipende dalla frequenza e dal tipo di richieste effettuate.
Per questo motivo la strategia migliore non è disattivare tutto, ma individuare le applicazioni che non hanno bisogno dell’accesso permanente.
Passaggio 1: scopri quali app utilizzano la posizione
Il primo controllo da effettuare è nel Dashboard della privacy di Android.
Apri Impostazioni e cerca “Dashboard della privacy”. La posizione esatta del menu può variare leggermente in base alla versione di Android e al produttore dello smartphone.
All’interno del Dashboard è possibile verificare quali applicazioni hanno utilizzato autorizzazioni sensibili, compresa quella relativa alla posizione.
Questo è molto più utile che controllare semplicemente l’elenco delle app installate: permette di concentrarsi sulle applicazioni che hanno effettivamente richiesto determinate informazioni.
Presta particolare attenzione alle app che non ti aspetteresti di trovare nell’elenco.
Un navigatore, un’app per il trasporto pubblico o un servizio utilizzato per trovare attività nelle vicinanze possono avere motivi evidenti per conoscere la posizione. Se compare invece un’app che utilizzi raramente e che non offre funzioni geografiche evidenti, vale la pena controllarne l’autorizzazione.
Passaggio 2: apri il Gestore autorizzazioni
Il secondo passaggio consiste nel verificare quali privilegi sono stati concessi.
Il metodo più semplice, considerando le differenze tra le interfacce Android, è aprire Impostazioni e cercare “Gestore autorizzazioni” oppure “Posizione”.
Entrando nella categoria Posizione, Android mostra le applicazioni suddivise in base al tipo di accesso concesso.
A seconda dell’app e della versione del sistema operativo, possono essere disponibili opzioni come:
- Consenti sempre
- Consenti solo mentre usi l’app
- Chiedi ogni volta
- Non consentire
“Consenti sempre” è l’opzione sulla quale concentrarsi maggiormente perché permette all’app, nei limiti imposti dal sistema operativo, di accedere alla posizione anche quando non la stiamo utilizzando direttamente.
Passaggio 3: chiediti se quell’app ha davvero bisogno della posizione in background
Non bisogna premere automaticamente “Non consentire” su tutte le applicazioni.
La domanda da farsi è molto semplice: questa app deve sapere dove mi trovo anche quando non la sto usando?
Per un’app di navigazione, mobilità, sicurezza personale o per alcune applicazioni di fitness la risposta potrebbe essere sì. Per altre categorie potrebbe essere sufficiente concedere l’autorizzazione soltanto durante l’utilizzo.
Quando non sei sicuro, “Consenti solo mentre usi l’app” rappresenta spesso un buon compromesso da provare.
Dopo aver cambiato il permesso utilizza normalmente l’app. Se tutte le funzioni di cui hai bisogno continuano a funzionare, probabilmente non era necessario concedere un accesso più ampio.
Se invece una funzione importante smette di funzionare, puoi ripristinare l’autorizzazione in qualsiasi momento.
Passaggio 4: valuta se serve davvero la posizione precisa
Da Android 12 è disponibile un altro controllo particolarmente interessante.
Per ogni applicazione autorizzata è possibile decidere se fornire una posizione precisa oppure approssimativa.
Le due impostazioni non devono essere confuse con la funzione “Precisione della localizzazione” dello smartphone: sono controlli differenti.
Un navigatore deve conoscere con grande precisione dove ci troviamo. Un’app che deve semplicemente proporre contenuti o servizi relativi alla nostra zona potrebbe invece funzionare anche conoscendo una posizione approssimativa.
Se un’app non ha bisogno delle coordinate precise, puoi quindi provare a disattivare “Usa posizione precisa”.
È una scelta utile soprattutto dal punto di vista della privacy e del principio di minimizzazione dei permessi. Non va invece considerata automaticamente come una tecnica capace di produrre un grande aumento dell’autonomia.
Passaggio 5: controlla quali app stanno davvero consumando batteria
A questo punto bisogna incrociare le autorizzazioni con i consumi reali.
Sui Pixel recenti puoi aprire:
Impostazioni > Batteria > Utilizzo della batteria
e scegliere la visualizzazione per applicazione.
Android mostra quali app hanno inciso maggiormente sul consumo. Toccandone una è possibile controllare le relative impostazioni e, quando previsto, intervenire sull’utilizzo in background.
Questo passaggio è fondamentale.
Se un’app dispone della posizione in background ma praticamente non compare tra i consumi, intervenire su quella singola autorizzazione potrebbe produrre una differenza impercettibile.
Se invece un’app poco utilizzata presenta un’attività in background insolitamente elevata e dispone anche di autorizzazioni che non sembrano necessarie, abbiamo un candidato molto più interessante da controllare.
Passaggio 6: non disattivare Batteria Adattiva
Un errore sarebbe cercare di gestire manualmente ogni processo Android disattivando contemporaneamente i sistemi automatici di ottimizzazione.
Google raccomanda espressamente agli utenti Pixel di mantenere attive Batteria Adattiva e Ottimizzazione della batteria.
Batteria Adattiva impara progressivamente come utilizziamo il telefono e può ridurre il consumo delle applicazioni usate meno frequentemente quando non sono attive.
Su un Pixel recente è possibile cercare Batteria Adattiva nelle impostazioni della batteria per controllare che sia abilitata.
Google raccomanda inoltre di mantenere le applicazioni nella modalità di ottimizzazione della batteria quando possibile. Disattivare l’ottimizzazione per un’app può infatti permetterle di consumare più energia in background.
Bisogna considerare anche il fattore tempo: su un Pixel appena configurato o dopo un ripristino, Google indica che l’ottimizzazione può richiedere fino ad alcune settimane per adattarsi completamente alle abitudini dell’utente.
Batteria peggiorata subito dopo un aggiornamento? Aspetta qualche giorno
C’è un’altra situazione che può portare a diagnosi sbagliate.
Google segnala che dopo un aggiornamento software è normale che un Pixel possa consumare temporaneamente più energia. Il dispositivo deve infatti completare operazioni relative al nuovo software e alla sua ottimizzazione.
Se hai appena installato un importante aggiornamento Android e improvvisamente noti una durata inferiore, quindi, non attribuire immediatamente il problema alle autorizzazioni delle app.
Google suggerisce di aspettare alcuni giorni. Se il consumo anomalo continua, allora ha senso iniziare una ricerca più approfondita.
Non disattivare la localizzazione dell’intero telefono per risparmiare batteria
Android permette anche di disattivare completamente “Usa posizione”, ma per la maggior parte degli utenti non è la prima soluzione da provare.
Disattivando la posizione possono smettere di funzionare correttamente numerosi servizi. Google segnala conseguenze per funzioni basate sulla posizione, condivisione della posizione, individuazione del dispositivo smarrito e altre caratteristiche.
Molto meglio intervenire sui permessi delle singole applicazioni.
In questo modo Google Maps può continuare a funzionare normalmente mentre, per esempio, un’app utilizzata una volta al mese può essere privata dell’accesso permanente.
Wi-Fi e Bluetooth partecipano anche alla localizzazione
Un’impostazione meno conosciuta si trova nei servizi di localizzazione di Android.
Sui dispositivi recenti è possibile trovare:
Impostazioni > Posizione > Servizi di localizzazione
dove possono essere presenti le opzioni per la ricerca di reti Wi-Fi e la ricerca di dispositivi Bluetooth.
Google spiega che queste funzioni possono essere utilizzate per ottenere informazioni più precise sulla posizione.
Questo non significa che vadano necessariamente disattivate per risparmiare batteria: possono essere importanti per l’esperienza di localizzazione e per altre funzioni del telefono. È però utile sapere che la posizione Android non corrisponde semplicemente all’accensione o allo spegnimento del GPS.
E la modalità aereo? Non è il modo giusto per gestire la posizione
Anche la modalità aereo viene talvolta suggerita come soluzione, ma non deve essere utilizzata al posto della gestione delle autorizzazioni.
Il sistema di localizzazione Android può utilizzare fonti differenti e GPS e rete cellulare non sono la stessa cosa.
Se vuoi impedire a una determinata applicazione di conoscere la tua posizione, la soluzione corretta è modificare il suo permesso. Se invece vuoi impedire alle app di utilizzare la posizione del dispositivo, Android dispone dell’apposita impostazione “Usa posizione”.
La modalità aereo ha un’altra funzione: gestire rapidamente determinate connessioni radio del dispositivo.
Il metodo migliore: fai una prova per qualche giorno
Dopo aver individuato le applicazioni sospette, evita di cambiare contemporaneamente dieci impostazioni.
Scegli alcune app non essenziali con accesso permanente alla posizione e impostale su “Consenti solo mentre usi l’app”. Mantieni invariato il resto del telefono e utilizzalo normalmente per alcuni giorni.
Poi torna in:
Impostazioni > Batteria > Utilizzo della batteria
e confronta il comportamento.
Il confronto non sarà scientifico — luminosità, rete mobile, temperatura, ore di schermo e applicazioni utilizzate cambiano continuamente — ma può aiutarti a capire se l’intervento sta producendo un effetto percepibile.
Soprattutto, evita di prendere come riferimento universale promesse come “due ore di batteria in più”. È possibile che qualcuno ottenga un miglioramento di questa portata eliminando un’app particolarmente aggressiva, ma un altro smartphone potrebbe guadagnare pochi minuti o non mostrare differenze apprezzabili.
La procedura più efficace consiste nel partire dai dati che Android mette già a disposizione: controllare chi utilizza la posizione, chi consuma più batteria e quali app lavorano maggiormente in background. Soltanto dopo conviene modificare le autorizzazioni che non sono realmente necessarie.