Di una cosa siamo certi: è fondamentale che i produttori di smartphone si concentrino sempre sulla ricerca e sullo sviluppo per continuare a evolversi. In linea con questa intenzionalità, il CEO di Xiaomi ha rivelato che l’azienda cinese è al 11° posto al mondo per brevetti che riguardano applicazioni e tecnologie di intelligenza artificiale.

Xiaomi crede nell’intelligenza artificiale

Battendo Huawei e Qualcomm, la posizione nel ranking globale di Xiaomi, nella sezione ricerca e sviluppo di app dedicate all’IA, è migliorato notevolmente: il presidente del Technical Committee dell’azienda cinese, Cui Baoqiu, ha infatti confermato che Xiaomi è passata in un anno dall’85° all’11° posto. Ricordiamo che Cui Baoqiu, esperto di intelligenza artificiale, prima di essere attivamente alla guida del Dipartimento di IA di Xiaomi, in passato ha avuto una lunga esperienza in IBM, Yahoo e LinkedIn.

Ritornando alla questione principale di questo articolo, il fondatore della società orientale, Lei Jun, ha rivelato un’interessante curiosità: negli ultimi 12 mesi Xiaomi – che possiede anche due sub-brand indipendenti che producono smartphone di medio livello denominati “Redmi” e “Poco” – ha fatto domanda per ben 684 brevetti nel campo dell’AI .

Xiaomi – che secondo i dati ufficiali del network cinese Nikkei si trova al secondo posto (accanto a Baidu) nella classifica delle più importanti e ricche aziende nazionali – avrebbe l’intenzione di investire 10 miliardi di Yuan nei prossimi cinque anni per creare eccellenti prodotti AIoT (AI + IoT): punterà tutte le sue energie, in poche parole, sull’intelligenza artificiale e sull’Internet delle Cose.

Vale la pena segnalare che nel terzo trimestre del 2018, Xiaomi ha registrato 132 milioni di spedizioni di prodotti di consumo IoT e circa 100 milioni di unità che utilizzavano attivamente Xiao AI Assistant (l’assistente vocale sviluppato dalla società): siamo certi che in futuro Xiaomi trarrà sicuramente beneficio dallo sviluppo che riguarda il settore dell’IA.

Fonte: Gizmochina