Meta starebbe lavorando a una nuova infrastruttura per i backup delle chat di WhatsApp che potrebbe ridurre la dipendenza da servizi esterni come Google Drive e iCloud. Secondo quanto emerso da un’analisi della versione beta dell’app effettuata da WhatsApp e riportata da WABetaInfo, la piattaforma starebbe sperimentando un provider cloud proprietario dedicato ai backup cifrati end-to-end.
La novità segnala un possibile cambio di strategia per il servizio di messaggistica controllato da Meta Platforms, che da anni si appoggia alle infrastrutture cloud di terze parti per il salvataggio delle conversazioni degli utenti.
Un cloud proprietario per i backup di WhatsApp
Attualmente i backup di WhatsApp vengono archiviati principalmente su servizi esterni: su Android attraverso Google Drive, mentre su iPhone tramite iCloud. Sebbene l’app supporti già la crittografia end-to-end dei backup, la gestione dell’archiviazione continua a dipendere da piattaforme di terze parti.
La nuova funzione individuata nella beta suggerisce invece che WhatsApp stia sviluppando una soluzione interna denominata “first-party encrypted backup provider”. In pratica, i backup potrebbero essere conservati direttamente su server gestiti da Meta, mantenendo comunque la protezione tramite cifratura end-to-end.
Secondo le informazioni emerse, gli utenti potrebbero avere la possibilità di scegliere questo nuovo sistema come alternativa ai provider tradizionali. Non è ancora chiaro se il servizio sarà gratuito, limitato da quote di archiviazione oppure integrato in eventuali piani premium futuri.
Più controllo sui dati e sulla privacy
La mossa potrebbe offrire diversi vantaggi strategici a WhatsApp. Gestire direttamente l’infrastruttura dei backup permetterebbe all’azienda di avere maggiore controllo sull’esperienza utente e sulle funzionalità di sincronizzazione tra dispositivi.
Dal punto di vista della sicurezza, Meta potrebbe anche implementare sistemi più integrati per la gestione delle chiavi crittografiche e del recupero degli account. La società da tempo insiste sulla centralità della privacy come elemento competitivo per WhatsApp, soprattutto dopo le critiche ricevute negli anni per le politiche di raccolta dati dell’ecosistema Meta.
L’adozione di un’infrastruttura proprietaria potrebbe inoltre ridurre la dipendenza tecnologica da aziende concorrenti come Google e Apple, un aspetto sempre più rilevante nel settore delle piattaforme digitali.
Un backup cifrato end-to-end implica che solo l’utente possieda le chiavi necessarie per leggere i contenuti salvati. Questo significa che nemmeno WhatsApp, almeno in teoria, dovrebbe poter accedere ai messaggi archiviati.
Resta però da capire come verrà gestita la procedura di recupero dei dati in caso di perdita del dispositivo o dimenticanza della password. Attualmente WhatsApp offre sistemi di recupero basati su password personali o chiavi crittografiche a 64 cifre.
Un altro nodo riguarda lo spazio disponibile. I backup delle chat possono occupare diversi gigabyte, soprattutto quando includono foto e video. Per questo motivo sarà cruciale capire quali limiti di archiviazione verranno imposti e se Meta deciderà di monetizzare il servizio.
Come spesso accade con le funzionalità individuate nelle versioni beta di WhatsApp, non esiste alcuna conferma ufficiale sui tempi di rilascio. Alcune funzioni testate internamente non arrivano mai alla distribuzione pubblica.
Tuttavia, il fatto che il riferimento al nuovo provider sia già presente nel codice dell’app suggerisce che il progetto sia in una fase di sviluppo concreta. Negli ultimi mesi WhatsApp ha accelerato l’introduzione di strumenti legati alla privacy e alla gestione multi-dispositivo, segnale di una strategia sempre più focalizzata sull’autonomia della piattaforma rispetto ai servizi esterni.