Nel tentativo di contrastare disinformazione, bot e manipolazione del dibattito pubblico, l’Europa prova a percorrere una strada alternativa nel panorama dei social network. Si chiama W ed è una piattaforma che punta tutto su un principio chiave: la verifica obbligatoria dell’identità come strumento per riportare autenticità e responsabilità nelle interazioni online. Un approccio che rompe con il modello dominante dei grandi social globali e che mira a costruire un ambiente più affidabile, ma che si scontra con numeri imponenti e con una diffidenza crescente verso la condivisione dei dati personali.
La sfida è evidente già dal confronto con le piattaforme esistenti. X può contare su circa 600 milioni di utenti attivi, mentre Bluesky nel 2025 si ferma intorno ai 40 milioni e Mastodon resta confinato a una nicchia. In questo contesto, W ambisce a posizionarsi come “social europeo di fiducia”, ma il vero ostacolo non è tanto tecnologico quanto culturale.
I dati lo confermano. Secondo sondaggi europei, il 47% degli utenti si dice favorevole alla verifica dell’identità sui social, ma tra i più giovani emergono forti resistenze: circa il 45% della Generazione Z sarebbe disposto ad abbandonare una piattaforma pur di non dover condividere i propri dati personali. Una frattura che riflette il conflitto tra la richiesta di maggiore trasparenza online e il timore di perdere privacy e libertà di espressione.
Il problema della migrazione degli utenti è centrale. Anche le istituzioni faticano a spostare l’attenzione su nuove piattaforme: Ursula von der Leyen, ad esempio, conta oltre 1,6 milioni di follower su X, ma poco più di 120.000 su Bluesky. Come sottolineano diversi analisti, il valore di un social non risiede nell’app in sé, ma nella rete di relazioni costruita nel tempo, difficilmente trasferibile con un semplice cambio di piattaforma.
La verifica dell’identità, inoltre, non è un concetto del tutto nuovo. LinkedIn ha introdotto dal 2023 sistemi di autenticazione volontaria, superando i 100 milioni di profili verificati senza incidenti di rilievo. Tuttavia, estendere questo modello a un social generalista come W apre interrogativi complessi: dal rischio di esclusione di gruppi vulnerabili fino alla necessità di sistemi di protezione dei dati estremamente solidi.
La partita di W si gioca quindi su un equilibrio delicato: ridurre disinformazione e bot senza trasformare la verifica dell’identità in uno strumento di controllo. Convincere gli utenti che sicurezza digitale e diritti fondamentali possano coesistere sarà la vera misura del suo successo.