La tecnologia tende a farci pensare che ogni nuovo standard sia destinato a cancellare rapidamente quello precedente. Nella realtà dell’hardware succede spesso l’esatto contrario. Basta osservare un PC desktop, un televisore, un proiettore o un macchinario industriale per incontrare connessioni nate decenni fa e ancora perfettamente operative.
USB-C, HDMI, DisplayPort, Wi-Fi sempre più veloce e SSD NVMe hanno certamente cambiato il modo in cui colleghiamo i nostri dispositivi. Non sono però riusciti a eliminare completamente USB-A, jack audio, Ethernet e diverse altre interfacce considerate ormai datate.
La spiegazione non è soltanto la compatibilità con il passato. In molti casi le vecchie connessioni continuano a svolgere il proprio compito in maniera economica, semplice e affidabile. E quando una tecnologia è già sufficientemente veloce per l’applicazione alla quale è destinata, sostituirla può offrire pochi vantaggi concreti.
Ecco perché queste dieci connessioni si rifiutano di andare in pensione.
USB-A: USB-C non è ancora riuscita a sostituirla
Il connettore USB-A rettangolare appartiene alla prima grande generazione USB arrivata sul mercato nella seconda metà degli anni Novanta. Nel frattempo sono comparsi USB-B, Mini-USB, Micro-USB e soprattutto USB-C, oggi diventato il connettore di riferimento per moltissimi dispositivi.
USB-C ha vantaggi evidenti: è più compatto e reversibile e, quando abbinato agli standard appropriati, può gestire contemporaneamente trasferimento dati, alimentazione e segnali video.
È importante però distinguere il tipo di connettore dal protocollo e dalle prestazioni. Una porta USB-C non è automaticamente più veloce di una USB-A: esistono implementazioni USB-C limitate alle velocità di USB 2.0, così come USB-A capaci di velocità decisamente superiori.
USB-IF indica per USB 2.0 una velocità teorica massima di 480 Mb/s. È più che sufficiente per tastiere, mouse, stampanti e numerose altre periferiche a bassa velocità, anche se può diventare un collo di bottiglia per unità di archiviazione moderne.
USB-A continua quindi ad avere un enorme vantaggio: esistono miliardi di periferiche compatibili e sui dispositivi che non hanno problemi di spazio, come i PC desktop, conservarne alcune porte costa relativamente poco e offre una notevole retrocompatibilità.
Il jack da 3,5 mm resiste all’assalto del Bluetooth
Quando Apple eliminò il jack audio dall’iPhone 7 nel 2016, seguita successivamente da numerosi produttori Android, sembrava che il piccolo connettore analogico avesse i giorni contati.
Dieci anni dopo è ancora molto lontano dall’essere scomparso.
Notebook, PC desktop, controller, apparecchiature audio e numerosi altri dispositivi continuano a utilizzare il jack da 3,5 millimetri. La sua forza è soprattutto nella semplicità: si collega una cuffia e questa funziona, senza pairing, batterie o configurazioni wireless.
La connessione cablata conserva inoltre un vantaggio nella latenza e permette di evitare compressioni o conversioni legate a determinati codec Bluetooth, anche se la qualità finale dipende da numerosi altri fattori, tra cui DAC, amplificazione e cuffie utilizzate.
Curiosamente, alcuni dispositivi moderni hanno persino migliorato questa vecchia connessione. Apple, per esempio, utilizza sui Mac compatibili un’uscita da 3,5 mm capace di rilevare l’impedenza delle cuffie e adattare la tensione di uscita. Sui modelli supportati può pilotare direttamente cuffie con impedenza compresa tra 150 e 1.000 ohm.
Una tecnologia vecchia, insomma, non significa necessariamente una tecnologia rimasta ferma.
Ethernet ha più di 50 anni, ma continua a diventare più veloce
Ethernet nasce nel 1973 al Xerox PARC, grazie al lavoro guidato da Robert Metcalfe. Da allora è diventata una delle tecnologie fondamentali delle reti informatiche.
Oggi Wi-Fi 6E e Wi-Fi 7 permettono prestazioni elevatissime e hanno eliminato la necessità del cavo per gran parte dei dispositivi domestici. Ethernet, però, continua a essere preferibile quando servono stabilità, latenza prevedibile e velocità costante.
NAS, server, workstation, PC da gaming e infrastrutture di rete sono esempi evidenti.
Soprattutto, Ethernet non è rimasta ferma. Gigabit Ethernet è diffusissima, mentre 2,5GbE e 5GbE stanno crescendo rapidamente. Secondo Ethernet Alliance, 1 Gb/s continua a dominare le porte nelle reti aziendali, ma proprio 2,5GBASE-T e 5GBASE-T mostrano alcune delle prospettive di crescita più interessanti.
Per applicazioni ancora più esigenti esistono connessioni Ethernet da 10 Gb/s e velocità enormemente superiori nei data center.
Più che sopravvivere, quindi, Ethernet continua a evolversi.
PS/2: la porta degli anni Ottanta che compare ancora su alcune motherboard
La piccola porta circolare PS/2 deriva dalla famiglia IBM Personal System/2 presentata nel 1987.
Le connessioni PS/2 per tastiere e mouse sopravvissero molto più a lungo dei computer dai quali avevano preso il nome. Con la diffusione di USB, tuttavia, sembravano destinate a scomparire.
E invece alcune schede madri desktop continuano ancora oggi a offrire una porta PS/2 combinata per mouse o tastiera.
Uno dei vantaggi storicamente associati all’interfaccia è il funzionamento tramite interrupt anziché attraverso il tradizionale polling USB. Ma nel 2026 sostenere che questo produca un vantaggio percepibile nella latenza rispetto a moderne periferiche USB ad alta frequenza di polling sarebbe eccessivo.
La vera ragione della sua sopravvivenza è più pratica: PS/2 è estremamente semplice e può tornare utile in particolari configurazioni, attività diagnostiche o sistemi legacy.
È ormai una connessione di nicchia, ma dopo quasi quarant’anni continua a comparire su hardware nuovo.
VGA: nato con IBM PS/2 e ancora presente nel mondo reale
Anche VGA è legato alla famiglia IBM Personal System/2 del 1987. Il Video Graphics Array contribuì a rendere 640 × 480 pixel uno dei riferimenti fondamentali dell’informatica personale e accompagnò milioni di PC durante l’era dei monitor CRT.
VGA trasmette il video in forma analogica. Con l’arrivo dei display LCD e delle alte risoluzioni è stato progressivamente sostituito da DVI e successivamente da HDMI e DisplayPort.
Eppure VGA continua a essere utilizzato.
La ragione principale non è una presunta superiorità tecnologica, ma l’enorme quantità di infrastrutture esistenti. Proiettori, monitor, apparecchiature industriali e sistemi installati anni fa possono continuare a svolgere perfettamente il proprio lavoro.
In una sala conferenze o su un macchinario che deve visualizzare una semplice interfaccia a bassa risoluzione, sostituire monitor e cablaggio soltanto per eliminare VGA può non avere alcun senso economico.
VGA conserva inoltre un seguito nel retrogaming, soprattutto quando viene utilizzato con display CRT.
DVI è sopravvissuto grazie a milioni di monitor ancora funzionanti
DVI, acronimo di Digital Visual Interface, arrivò ufficialmente nel 1999. Era stato progettato per accompagnare il passaggio dai monitor analogici ai display digitali.
La sua storia è particolare perché il periodo di dominio fu relativamente breve. HDMI arrivò già nei primi anni Duemila e offriva vantaggi importanti, tra cui un connettore più compatto e la possibilità di trasportare audio e video attraverso lo stesso collegamento.
DVI aveva inoltre diverse varianti, tra cui DVI-A, DVI-D e DVI-I, con configurazioni single-link e dual-link.
Il DVI dual-link consentì di raggiungere risoluzioni elevate per l’epoca e diventò comune su molti monitor destinati a PC.
Oggi le schede video moderne hanno in gran parte abbandonato la porta, ma esistono ancora milioni di display DVI perfettamente funzionanti. In molte configurazioni la compatibilità del segnale digitale permette inoltre di utilizzare semplici adattatori con HDMI, almeno per le modalità supportate.
Un vecchio monitor da ufficio può quindi continuare a funzionare senza alcuna necessità di essere sostituito.
RS-232: una tecnologia degli anni Sessanta che fa ancora funzionare macchinari moderni
Tra tutte le connessioni di questa lista, RS-232 è probabilmente quella che meglio dimostra quanto sia difficile eliminare uno standard affidabile.
Le sue origini risalgono al 1960 e il protocollo è stato utilizzato per decenni sui personal computer attraverso le classiche porte seriali, spesso con connettori DB-25 o DE-9, comunemente chiamato DB-9.
Sui PC consumer è ormai quasi scomparso. Nel mondo industriale, scientifico e professionale, invece, RS-232 continua ad avere una presenza significativa.
Strumenti di laboratorio, sistemi di automazione, apparecchiature di controllo e macchinari possono utilizzare comunicazioni seriali perché non hanno bisogno di una grande larghezza di banda. Devono invece trasmettere pochi dati in maniera prevedibile attraverso un’interfaccia semplice e conosciuta.
La specifica classica definisce inoltre caratteristiche elettriche adatte a collegamenti significativamente differenti da quelli delle normali periferiche consumer.
Per collegare questi dispositivi ai computer moderni sono diffusissimi gli adattatori USB-seriale. Il PC può quindi perdere la porta fisica, mentre il protocollo continua tranquillamente a lavorare dietro un adattatore.
Il video composito è diventato una porta sul passato
Il classico connettore RCA giallo associato al video composito rappresenta immediatamente l’epoca di videoregistratori, videocamere e console analogiche.
Nel segnale composito le informazioni necessarie a ricostruire l’immagine vengono combinate in un singolo segnale video analogico. È una soluzione che comporta compromessi evidenti nella qualità dell’immagine rispetto alle moderne connessioni digitali.
HDMI lo ha reso sostanzialmente obsoleto per l’elettronica di consumo moderna.
Eppure il composito non è completamente morto perché esiste un enorme patrimonio di console, VCR, lettori, videocamere e apparecchiature professionali legacy che continua a utilizzarlo.
È un caso emblematico di tecnologia mantenuta in vita non dalle prestazioni, ma dalla necessità di comunicare con dispositivi del passato.
Nel mondo del retrogaming la questione è ancora più evidente: utilizzare l’uscita video originale di una console su un televisore CRT può essere parte integrante dell’esperienza che gli appassionati cercano di preservare.
TOSLINK: HDMI eARC è superiore, ma l’ottico resta semplicissimo
TOSLINK fu sviluppato da Toshiba nei primi anni Ottanta per trasportare audio digitale attraverso un collegamento ottico.
Oggi HDMI eARC è tecnicamente molto più capace. Può gestire audio multicanale non compresso e formati ad alta velocità come Dolby TrueHD, DTS-HD Master Audio, DTS:X e Dolby Atmos nelle configurazioni supportate.
TOSLINK dispone di una larghezza di banda molto inferiore e non è quindi un sostituto di eARC per i formati audio lossless multicanale più moderni.
Perché continua a esistere?
Perché per PCM stereo e diversi formati surround compressi tradizionali è ancora perfettamente adeguato. Inoltre il collegamento ottico garantisce isolamento elettrico tra sorgente e ricevitore, evitando potenziali problemi legati ai loop di massa.
TV, soundbar, DAC e amplificatori possono quindi continuare a utilizzarlo come collegamento semplice e affidabile quando le funzionalità avanzate di HDMI non sono necessarie.
SATA è molto più lento di NVMe, ma gli hard disk lo tengono in vita
Gli SSD NVMe moderni collegati tramite PCI Express possono trasferire diversi gigabyte di dati al secondo. Di fronte a queste prestazioni, SATA può sembrare appartenere a un’altra epoca.
Eppure è ancora estremamente utile.
Qui è necessaria anche una correzione terminologica. Quello che viene comunemente chiamato “SATA III” dovrebbe essere indicato come SATA 6 Gb/s: la stessa SATA-IO raccomanda esplicitamente di non utilizzare denominazioni come “SATA III” o “SATA 3.0”.
SATA Revision 3.0 ha portato la velocità dell’interfaccia a 6 Gb/s. A causa della codifica e dell’overhead del protocollo, questo non significa però poter trasferire realmente 750 MB/s di dati: SATA-IO indica un throughput di circa 600 MB/s.
Per un SSD moderno rappresenta un limite evidente. Per un hard disk meccanico, invece, l’interfaccia offre ancora una banda più che sufficiente nella maggior parte delle situazioni.
Gli HDD rimangono inoltre competitivi quando la priorità è avere molti terabyte di capacità a un costo contenuto, per esempio per backup, archivi multimediali e sistemi NAS.
SATA-IO afferma inoltre che non ci sono piani per portare l’interfaccia a 12 Gb/s: aumentare ulteriormente la velocità richiederebbe modifiche importanti, mentre per le applicazioni ad alte prestazioni il mercato si è ormai spostato verso PCI Express e NVMe.
È forse l’esempio migliore del motivo per cui una tecnologia apparentemente superata può continuare a vivere: SATA non deve battere NVMe. Deve semplicemente essere abbastanza veloce per i dispositivi che continuano ad averne bisogno.
Queste dieci connessioni dimostrano così che nel mondo dell’hardware “obsoleto” non significa necessariamente “inutile”. Una nuova interfaccia può essere più veloce, più compatta e tecnologicamente superiore, ma deve comunque confrontarsi con decenni di hardware installato, costi di sostituzione e applicazioni che non hanno bisogno delle prestazioni più recenti.
Ed è proprio per questo che una porta nata quasi quarant’anni fa come PS/2, o addirittura uno standard degli anni Sessanta come RS-232, può ritrovarsi ancora oggi a pochi centimetri da USB-C, PCI Express e dalle tecnologie più moderne.