Gboard è una delle tastiere più complete su Android, ma proprio perché passa attraverso praticamente tutto ciò che scriviamo vale la pena controllare quali dati utilizza e quali funzioni di apprendimento sono attive.
La buona notizia è che Google mette a disposizione diversi controlli direttamente nelle impostazioni della tastiera. Disattivarli non significa necessariamente rinunciare a Gboard: permette semplicemente di scegliere quanto contribuire al miglioramento del servizio e quanta personalizzazione conservare.
C’è però una distinzione importante. Google afferma che Gboard non invia normalmente a Google il testo delle chat, delle password o di ciò che viene digitato. Alcune funzioni, però, condividono statistiche d’uso oppure informazioni elaborate attraverso sistemi di apprendimento federato. Ed è proprio su queste opzioni che conviene intervenire.
1. Controlla “Condividi statistiche sull’utilizzo”
Gboard può inviare a Google informazioni sul modo in cui vengono utilizzate le sue funzioni, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la tastiera.
Google distingue queste statistiche dal contenuto effettivamente digitato: secondo la documentazione ufficiale, password, conversazioni e normale testo inserito non vengono inviati come parte delle statistiche d’uso.
Chi però preferisce ridurre al minimo la telemetria può aprire le impostazioni di Gboard, entrare in Privacy e disattivare la relativa opzione, quando presente nella propria versione.
Il percorso può cambiare leggermente tra i produttori Android, ma normalmente Gboard è raggiungibile da:
Impostazioni > Sistema > Lingue e immissione > Tastiera sullo schermo > Gboard > Privacy
oppure direttamente premendo l’icona delle impostazioni sulla tastiera.
2. “Personalizza per te” impara dalle tue abitudini
Questa funzione serve a migliorare suggerimenti e riconoscimento sulla base del modo in cui si utilizza Gboard.
Qui c’è un dettaglio importante: i dati appresi vengono salvati sul dispositivo, non semplicemente caricati come un archivio delle frasi digitate sui server Google.
Per chi non vuole che la tastiera costruisca una personalizzazione basata sulle proprie abitudini, la funzione può essere disattivata.
Gboard permette inoltre di utilizzare Elimina parole e dati appresi, cancellando le informazioni che la tastiera ha memorizzato localmente.
Il compromesso è evidente: meno personalizzazione può significare suggerimenti meno precisi su nomi, espressioni o termini utilizzati frequentemente.
3. “Migliora per tutti” usa l’apprendimento federato
È probabilmente l’impostazione più interessante dal punto di vista della privacy.
Gboard utilizza il cosiddetto federated learning, o apprendimento federato, per migliorare i modelli di digitazione e riconoscimento utilizzando informazioni elaborate direttamente sui telefoni degli utenti.
Google specifica che questo sistema non invia il testo digitato o dettato, ma ciò che il modello ha imparato localmente. I risultati vengono poi combinati con quelli provenienti da altri dispositivi.
La funzione è attiva per impostazione predefinita e l’elaborazione avviene quando il telefono è in carica, collegato al Wi-Fi e non utilizzato.
Il tema non è privo di discussione. Studi accademici hanno dimostrato che, in determinate condizioni sperimentali, gli aggiornamenti dei modelli di apprendimento federato possono rivelare più informazioni di quanto intuitivamente ci si aspetterebbe.
Google ha però continuato a sviluppare il sistema e ha introdotto tecniche come privacy differenziale e aggregazione sicura nei modelli di Gboard proprio per ridurre questi rischi.
Chi preferisce comunque non partecipare può disattivare Migliora per tutti nelle impostazioni Privacy.
4. Controlla soprattutto “Donazioni audio”
La dettatura merita un discorso separato.
Gboard può chiedere all’utente di donare volontariamente frammenti audio per aiutare Google a migliorare il riconoscimento vocale.
Questa funzione è diversa dall’apprendimento federato perché, se si accetta, alcuni frammenti vengono effettivamente inviati e conservati da Google.
I campioni possono contenere fino a 15 secondi di voce, arrivando fino a 25 secondi in presenza di silenzio o audio non riconosciuto. Google dichiara che non vengono associati all’account dell’utente e che possono essere conservati fino a 18 mesi.
Alcuni campioni possono inoltre essere ascoltati o trascritti da revisori umani nell’ambito del processo di miglioramento.
La partecipazione è facoltativa. Disattivare Donazioni audio non impedisce di utilizzare la dettatura.
Gboard non registra semplicemente tutto ciò che scrivi
Parlare di Gboard come di una tastiera che “manda a Google tutto quello che digiti” sarebbe quindi scorretto.
La realtà è più articolata: esistono statistiche d’uso, personalizzazione locale, apprendimento federato e, solo con il consenso dell’utente, donazione di campioni vocali. Sono meccanismi diversi e meritano di essere valutati separatamente.
Per chi apprezza Gboard ma vuole ridurre la quantità di dati utilizzati per migliorare il servizio, non è necessario cambiare tastiera. Bastano pochi minuti nella sezione Privacy per decidere quali funzioni mantenere e quali disattivare.
Ed è forse proprio questo il controllo più importante: sapere che le impostazioni esistono, invece di lasciare che sia la configurazione predefinita a decidere quanto della propria attività debba contribuire all’addestramento e al miglioramento di Gboard.