TIME-CARE: l’AI studia come prevedere il rischio di arresto cardiaco con smartwatch e sensori

Il progetto italiano TIME-CARE usa intelligenza artificiale, smartwatch e sensori domestici per studiare segnali precoci di rischio cardiaco nelle settimane precedenti all’arresto.
TIME-CARE: l’AI studia come prevedere il rischio di arresto cardiaco con smartwatch e sensori

Prevedere un arresto cardiaco con largo anticipo resta una delle sfide più complesse della medicina moderna. Oggi, però, la tecnologia sta aprendo nuove strade. In questa direzione si muove TIME-CARE, progetto di ricerca italiano che studia se sia possibile individuare segnali premonitori nelle settimane precedenti a un evento cardiaco grave, sfruttando dati raccolti da dispositivi indossabili e sensori presenti nell’ambiente domestico.

TIME-CARE è coordinato dall’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione con il Politecnico di Milano, e si inserisce nel filone della medicina predittiva basata su intelligenza artificiale. L’obiettivo non è “prevedere con certezza” un arresto cardiaco, ma capire se l’analisi continua di parametri biometrici possa aiutare a identificare pattern di rischio che oggi sfuggono al monitoraggio tradizionale.

Al centro dello studio ci sono dati come frequenza cardiaca, variabilità della frequenza cardiaca (HRV), qualità del sonno e livelli di attività, raccolti tramite smartwatch di uso comune e altri sensori. Queste informazioni vengono elaborate da algoritmi di machine learning, addestrati per riconoscere variazioni anomale che, secondo l’ipotesi dei ricercatori, potrebbero manifestarsi anche nelle settimane precedenti a un arresto cardiaco.

Il progetto esplora anche l’uso sperimentale di sistemi di rilevamento ambientale, inclusa la visione artificiale, per individuare automaticamente situazioni di emergenza domestica. Un aspetto rilevante, considerando che una quota significativa degli arresti cardiaci avviene in casa e non sempre in presenza di testimoni.

Attualmente TIME-CARE coinvolge circa un centinaio di volontari, un numero coerente con una fase di ricerca pilota. Nei prossimi anni, anche grazie a collaborazioni internazionali, il campione potrebbe ampliarsi, consentendo di migliorare l’affidabilità degli algoritmi e ridurre il rischio di falsi positivi, uno dei nodi centrali di questo tipo di tecnologie.

Restano aperte anche le questioni legate alla protezione dei dati biometrici e alla privacy, soprattutto quando si parla di monitoraggio continuo e ambienti domestici. Per questo TIME-CARE va letto come un progetto di ricerca avanzata, non come una soluzione clinica già pronta.

Se confermate da studi su larga scala, queste tecnologie potrebbero in futuro affiancare la prevenzione cardiovascolare tradizionale, trasformando smartwatch e sensori intelligenti in strumenti di supporto clinico sempre più evoluti.

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