TikTok nel mirino dell'UE: l'app deve cambiare il design per ridurre la dipendenza

TikTok ha violato Digital Services Act secondo Commissione Europea. La piattaforma dovrà disabilitare scroll infinito e riadattare l'algoritmo.
TikTok nel mirino dell'UE: l'app deve cambiare il design per ridurre la dipendenza

TikTok genera dipendenza. Non è una battuta ma un’accusa, pesante, rivolta dall’Europa nei confronti di uno dei social più noti e utilizzati al mondo. La piattaforma cinese, che vanta oltre un miliardo di utenti e un fatturato globale di 35 miliardi di dollari, si trova ora a dover rispondere a un’accusa senza precedenti: aver costruito un design che genera dipendenza sfruttando le vulnerabilità psicologiche degli utenti, portandoli a una compulsione d’uso sempre più difficile da spezzare.

Il verdetto preliminare della Commissione Europea non lascia spazio a dubbi: secondo le autorità, TikTok avrebbe violato in modo sistematico il Digital Services Act, la normativa comunitaria pensata per rafforzare la sicurezza digitale e tutelare il benessere degli utenti. Al centro dell’indagine, l’ormai famigerato scroll infinito, una funzionalità che mantiene gli utenti in uno stato di “pilota automatico”, spingendoli a consumare contenuti senza soluzione di continuità. Una scelta di design che, soprattutto nelle ore notturne, espone i più giovani a rischi concreti: alterazione dei cicli circadiani, riduzione del riposo e potenziale insorgenza di disturbi legati alla dipendenza digitale.

Ma le contestazioni non si fermano qui. Sotto la lente d’ingrandimento delle autorità europee finiscono anche i controlli parentali, giudicati troppo deboli e facilmente aggirabili. Gli strumenti messi a disposizione da TikTok per proteggere i minori risultano, secondo il report, più una “facciata” che una reale barriera contro i pericoli di un’esposizione eccessiva. La piattaforma avrebbe inoltre mostrato una scarsa attenzione nell’analizzare l’impatto psicofisico del proprio algoritmo, il cuore pulsante dell’esperienza utente, progettato per sfruttare i meccanismi di rilascio della dopamina e massimizzare il tempo trascorso online.

L’aspetto più inquietante di questa vicenda risiede proprio nell’architettura di design che crea dipendenza che caratterizza la piattaforma. Il funzionamento dell’algoritmo di raccomandazione, opaco e difficilmente comprensibile anche agli esperti, mira a personalizzare l’esperienza di ciascun utente fino a renderla quasi irresistibile. In questo modo, la compulsione d’uso viene alimentata da un flusso costante di contenuti cuciti su misura, rendendo sempre più arduo interrompere la fruizione e ristabilire un rapporto sano con la tecnologia.

Non sorprende, dunque, che la Commissione Europea abbia indicato la necessità di una revisione radicale del servizio. Tra le soluzioni proposte figurano la disabilitazione progressiva delle funzionalità più manipolative, l’introduzione di vere e proprie pause schermo, soprattutto nelle ore notturne, e una riformulazione dell’algoritmo che lo renda più trasparente e meno persuasivo. Solo così, secondo le autorità, sarà possibile garantire un equilibrio tra innovazione e tutela degli utenti, in particolare dei minori.

La risposta di TikTok non si è fatta attendere: la società ha respinto con fermezza tutte le accuse, definendole “completamente false e immotivate”. Tuttavia, il precedente della maxi-multa da 120 milioni di euro inflitta a X, la piattaforma di Elon Musk, per violazioni analoghe del Digital Services Act, dimostra che l’Unione Europea è intenzionata a far rispettare le proprie regole con determinazione. Il rischio concreto per TikTok è ora una sanzione record che potrebbe arrivare fino a 2,1 miliardi di euro, segnando un punto di svolta nell’era della regolamentazione delle piattaforme social.

Sul fronte internazionale, la vicenda ha attirato l’attenzione anche di figure come Beeban Kidron, attivista e membro della Camera dei Lord britannica, da anni impegnata nella difesa dei diritti digitali dei minori. Secondo Kidron, il caso TikTok rappresenta la prova definitiva che le aziende tech non possono più nascondersi dietro la retorica dell’innovazione per giustificare pratiche che mettono a rischio la salute mentale dei più giovani.

Mentre la procedura formale contro TikTok entra nel vivo, resta da vedere quale sarà l’impatto di questa battaglia legale sul futuro delle piattaforme social e sulla definizione di nuovi standard di sicurezza digitale in Europa. Una cosa, però, appare certa: l’epoca della libertà d’azione senza limiti per le big tech sembra ormai al tramonto, sostituita da una nuova stagione di responsabilità, trasparenza e attenzione al benessere collettivo.

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