L’era della gratuità per l’Spid sta per volgere al termine. Dopo anni in cui milioni di cittadini hanno potuto accedere senza costi aggiuntivi a servizi pubblici e privati tramite l’identità digitale, il sistema si prepara a una svolta che interesserà la quotidianità di chiunque utilizzi la rete per interagire con la Pubblica Amministrazione, la sanità, la scuola e numerosi altri servizi. A partire dal 2026, molti provider Spid introdurranno un canone annuale per l’utilizzo delle credenziali, con tariffe che oscilleranno tra i 4,90 e i 9,90 euro l’anno. Si tratta di una trasformazione significativa, destinata a ridefinire le abitudini digitali degli italiani e a influenzare la concorrenza tra i diversi operatori del settore.
Il motivo principale di questa svolta è chiaro: lo Stato italiano, fino a oggi garante della gratuità dell’identità digitale attraverso finanziamenti pubblici, non è più in grado di sostenere integralmente i costi di gestione. Il progressivo ridimensionamento delle risorse disponibili ha spinto i gestori a chiedere un contributo diretto agli utenti, aprendo così una nuova fase nel rapporto tra cittadini e fornitori di servizi digitali.
La questione dei costi Spid diventa dunque centrale. Se in passato la scelta del provider Spid era dettata da criteri come la semplicità di attivazione o la reputazione del gestore, ora entra in gioco il fattore economico. Alcuni provider hanno già annunciato l’introduzione di un canone annuale obbligatorio: PosteID applicherà una tariffa di circa 6 euro a partire dal 1° gennaio 2026, mentre Aruba ID proporrà un costo di 4,90 euro più IVA. InfoCert ID fisserà il proprio abbonamento a 5,98 euro, mentre Register.it raggiungerà i 9,90 euro annui. Per gli utenti già in possesso di un’identità digitale con questi operatori, sono previste fasi di transizione, ma al momento del rinnovo il pagamento diventerà obbligatorio.
Non mancano però le alternative per chi desidera mantenere la gratuità dell’accesso ai servizi online. Alcuni provider hanno scelto di proseguire con l’offerta a costo zero, almeno per l’attivazione e l’utilizzo standard. Tra questi, spiccano Lepida ID, Sielte ID, Etna ID, ID InfoCamere e TeamSystem. Anche Namirial ID e TIM ID continuano a garantire la gratuità nella maggior parte dei casi, con l’unica eccezione rappresentata dalla verifica dell’identità via webcam, che comporta un piccolo supplemento.
Questo scenario in rapida evoluzione impone agli utenti una riflessione strategica. Chi possiede già uno Spid dovrà valutare con attenzione se rimanere fedele al proprio provider o migrare verso uno dei gestori che continueranno a offrire il servizio gratuitamente. In caso di mancato pagamento del canone annuale, il rischio concreto è la sospensione dell’identità digitale, con la conseguente impossibilità di accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione e delle aziende private convenzionate.
In questo contesto, cresce anche l’interesse verso le alternative all’Spid, come la CIE (Carta d’Identità Elettronica), la CNS (Carta Nazionale dei Servizi) e la firma digitale. Questi strumenti, già utilizzati da molti professionisti e imprese, potrebbero diventare opzioni più diffuse per chi desidera continuare a usufruire di servizi digitali senza costi aggiuntivi o con modalità diverse.
Il cambiamento che si sta delineando rappresenta una trasformazione strutturale del mercato italiano delle identità digitali. Milioni di cittadini saranno chiamati a prendere decisioni consapevoli, valutando non solo il prezzo ma anche la qualità, la sicurezza e la facilità d’uso offerte dai diversi provider Spid. La competizione tra operatori potrebbe stimolare nuove offerte e servizi aggiuntivi, ma resta fondamentale l’attenzione alle condizioni contrattuali e alle modalità di rinnovo.