Negli ultimi giorni Roma ha avviato un percorso che potrebbe aprire a un nuovo approccio alla sicurezza stradale, puntando sull’uso della tecnologia per ridurre la velocità e prevenire gli incidenti. In particolare, il Consiglio comunale ha approvato una mozione che propone la sperimentazione di semafori intelligenti in grado di reagire al comportamento degli automobilisti, con via Cristoforo Colombo indicata come primo tratto candidato ai test.
La decisione è maturata all’interno dell’Aula Giulio Cesare e ha raccolto un consenso trasversale. Tra i promotori figura anche il consigliere Dario Nanni, che ha sottolineato la necessità di affiancare ai controlli tradizionali strumenti capaci di agire in modo preventivo, riducendo il rischio di incidenti lungo una delle arterie più trafficate e pericolose della Capitale.
Secondo quanto emerso finora, l’idea alla base del progetto è relativamente semplice: sensori di rilevamento della velocità, posizionati a distanza dagli incroci e dagli attraversamenti pedonali più critici, potrebbero dialogare con l’impianto semaforico. In caso di superamento dei limiti, il sistema farebbe scattare automaticamente il rosso, costringendo i veicoli a rallentare prima di raggiungere i punti più delicati del percorso.
È importante sottolineare che, al momento, si tratta di una proposta in fase preliminare. Non sono state ancora comunicate date di installazione, né specifiche tecniche dettagliate sui dispositivi che verranno eventualmente utilizzati. La mozione prevede infatti una fase di approfondimento con il Dipartimento Mobilità e con la Polizia Locale, oltre a sopralluoghi mirati per valutare la reale efficacia del sistema e la sua integrazione con la segnaletica esistente.
L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione non è principalmente repressivo, ma educativo: spingere gli automobilisti a mantenere una velocità più adeguata attraverso un meccanismo di dissuasione immediata, già sperimentato in altre realtà italiane.
Resta ora da capire se e come il progetto verrà tradotto in un intervento concreto. Solo dopo la fase di sperimentazione sarà possibile valutare un’eventuale estensione ad altre zone della città con elevati livelli di incidentalità.