Il settore dei processori mobile di fascia alta sta vivendo un momento storico di profondo cambiamento. Infatti, con la collaborazione tra Qualcomm e Samsung Foundry, emerge un nuovo punto di partenza per l’intera industria. Dopo anni di rivalità e incertezze, le due aziende hanno annunciato al CES 2026 un accordo dal valore di 16,5 miliardi di dollari, secondo cui Samsung produrrà il prossimo Snapdragon 8 Elite Gen 5 basato sulla sofisticata tecnologia chip 2 nanometri. Un annuncio che promette di riscrivere le regole della produzione semiconduttori e di portare benefici tangibili agli utenti finali, a partire dalla nuova generazione di dispositivi Galaxy S26.
La storia recente tra Qualcomm e Samsung Foundry non è stata priva di ostacoli. L’esperienza dello Snapdragon 8 Gen 1 rimane un monito ancora vivo: le difficoltà legate alla gestione termica e alle performance di quel chip costrinsero Qualcomm a un repentino cambio di rotta, scegliendo di affidarsi a TSMC per salvare la reputazione dei suoi prodotti di punta. Questo episodio mise in luce i limiti della fonderia sudcoreana nell’affrontare le sfide tecnologiche più avanzate, generando una profonda frattura nella fiducia tra le due aziende e lasciando strascichi nella percezione del mercato.
Detto ciò, la determinazione di Samsung non si è fermata a quell’insuccesso. Con il lancio dell’Exynos 2600, il primo chip mobile realizzato con architettura Gate-All-Around, l’azienda ha dimostrato di aver imparato dagli errori, introducendo una soluzione che ha rivoluzionato la gestione termica e il controllo delle prestazioni nei dispositivi mobili. Il riconoscimento definitivo è arrivato con la firma di un contratto multimiliardario con Tesla per la produzione dei chip avanzati AI6, segnando il ritorno di Samsung tra i player più affidabili del settore.
La logica della strategia doppia fonderia
La scelta di Qualcomm di puntare su due partner produttivi non è casuale. Da un lato, TSMC resta il punto di riferimento storico per la realizzazione dei chip di fascia alta, ma la crescente domanda da parte di colossi come Apple e NVIDIA ha saturato la capacità produttiva della fonderia taiwanese. In questo scenario, la strategia doppia fonderia permette a Qualcomm di diversificare i rischi, assicurando una fornitura costante di chip 2 nanometri e mantenendo una leva negoziale per ottenere condizioni più vantaggiose.
Un elemento cruciale in questa strategia è rappresentato dallo stabilimento Samsung di Taylor Texas. La presenza di un sito produttivo sul suolo americano consente a Qualcomm di accedere a componenti all’avanguardia senza esporsi alle turbolenze geopolitiche e alle restrizioni sulle tecnologie sensibili imposte dalle nuove normative internazionali. Una mossa che garantisce maggiore autonomia e flessibilità, oltre a rassicurare i partner e i clienti sul fronte della sicurezza della supply chain.
Uno degli aspetti più attesi di questa partnership riguarda la fine della frammentazione hardware che ha storicamente caratterizzato la gamma Galaxy. Per anni, gli utenti si sono trovati di fronte a differenze significative tra le versioni dei flagship Samsung, spesso costretti a scegliere tra processori Qualcomm o Exynos a seconda della regione di acquisto. Con l’arrivo dei Galaxy S26 equipaggiati ovunque con lo stesso Snapdragon 8 Elite Gen 5, si apre finalmente una nuova era di coerenza prestazionale e di trasparenza per i consumatori, che potranno contare su un’esperienza uniforme e prevedibile in tutto il mondo.