Samsung Galaxy S26 Ultra: il top Android che migliora dove conta davvero | Recensione

Samsung Galaxy S26 Ultra migliora un progetto già maturo con un display eccellente, Privacy Display integrato, nuove funzioni Galaxy AI e prestazioni elevatissime. Ecco la prova completa del nuovo flagship Samsung.
Samsung Galaxy S26 Ultra: il top Android che migliora dove conta davvero | Recensione

Samsung Galaxy S26 Ultra è uno di quegli smartphone che rischiano di essere giudicati in fretta, troppo in fretta. A prima vista può sembrare l’ennesimo aggiornamento conservativo della serie Ultra, con un design quasi identico al suo predecessore e poche novità evidenti. Ma basta usarlo e l’impressione inizia subito a cambiare. Samsung non ha cercato una rivoluzione. Non ha inseguito tutti i primati tecnici del momento e non ha provato a stupire con una lunga lista di novità hardware ma ha lavorato su un progetto già molto maturo migliorandolo ulteriormente.

Galaxy S26 Ultra non cerca di inseguire ogni record del mercato, soprattutto quelli che arrivano dai produttori cinesi sul fronte della batteria o di alcune soluzioni fotografiche sempre più aggressive. Samsung ha preferito concentrarsi su ciò che ritiene davvero centrale per l’esperienza quotidiana: display, software, integrazione con l’intelligenza artificiale e una piattaforma hardware decisamente solida. Il risultato, almeno per quella che è stata la mia esperienza d’uso, è uno smartphone completo, potente, concreto.

Display e Privacy Display

Se c’è una sezione in cui Galaxy S26 Ultra introduce davvero qualcosa di nuovo, è questa. Il pannello è un Dynamic AMOLED 2X da 6,9 pollici con risoluzione 3120 x 1440 pixel e refresh rate adattivo da 1 a 120 Hz. Sono caratteristiche ormai consolidate nella gamma Ultra ma che continuano a rappresentare uno dei riferimenti nel panorama Android. La resa dell’immagine è eccellente: contrasto molto profondo, colori ricchi ma equilibrati e una nitidezza che valorizza sia contenuti multimediali sia la semplice navigazione dell’interfaccia.

Dal punto di vista tecnico il pannello non è un vero display 10-bit nativo e non utilizza uno strato polarizzatore. Si tratta infatti di un pannello 8-bit che utilizza una tecnica di simulazione della profondità colore tramite FRC (Frame Rate Control), una soluzione già adottata anche da diversi produttori concorrenti. Nell’uso reale la differenza è difficilmente percepibile e il risultato rimane molto simile a quello di un pannello 10-bit, anche se tecnicamente la profondità colore viene ricostruita tramite elaborazione.

Già dopo pochi minuti di utilizzo lo schermo trasmette immediatamente una sensazione di qualità. Scorrere lunghe pagine web, leggere articoli o semplicemente muoversi tra le app restituisce  sempre un’impressione di grande fluidità. Il refresh rate adattivo lavora in modo molto efficace: quando serve rapidità il pannello sale fino a 120 Hz, mentre nelle situazioni statiche scende automaticamente per contenere i consumi.

Anche la risoluzione elevata continua a fare la differenza. Testi molto piccoli, immagini ricche di dettagli o interfacce dense di informazioni restano sempre perfettamente leggibili. È uno schermo che valorizza davvero ogni contenuto, dai video in streaming alle foto ad altissima risoluzione scattate con la fotocamera principale.

La luminosità di picco dichiarata è di 2600 nit, come su Galaxy S25 Ultra. Nell’utilizzo reale la luminosità tipica si colloca attorno ai 1500 nit nelle condizioni di utilizzo quotidiano, mentre i valori più elevati vengono raggiunti solo nei contenuti HDR o nelle situazioni di luce molto intensa. Alcuni competitors vantano numeri più alti sulla carta, ma il display del Galaxy S26 Ultra continua a garantire una leggibilità molto buona anche all’aperto. Il merito è anche del vetro Gorilla Armor 2, che riduce bene i riflessi e migliora la visibilità in condizioni di luce intensa.

Questa combinazione tra luminosità elevata e trattamento antiriflesso si nota soprattutto nelle giornate di sole. Anche quando ho utilizzato il telefono sotto luce diretta, lo schermo è sempre rimasto ben leggibile senza dover inclinare continuamente il dispositivo alla ricerca dell’angolo giusto. È un dettaglio che spesso si sottovaluta ma che nel tempo contribuisce molto alla qualità percepita del prodotto.

La vera novità, però, è il Privacy Display

L’idea è semplice: impedire a chi ci sta accanto di vedere chiaramente ciò che compare sullo schermo. Non si tratta di una pellicola oscurante applicata sopra il display, quelle che o le tieni sempre o ne devi fare a meno, ma di una soluzione integrata che riduce drasticamente la leggibilità quando lo schermo viene osservato da angolazioni laterali. Basta inclinare leggermente il telefono per accorgersi subito della differenza. Davanti allo schermo tutto è perfettamente leggibile, ma appena ci si sposta di lato il contenuto diventa quasi impossibile da distinguere. Chi è seduto accanto vede poco più di una superficie scura, mentre l’utente può continuare a utilizzare il telefono normalmente.

La tecnologia che rende possibile il Privacy Display si basa su una particolare struttura del pannello OLED. Il display alterna due tipologie di pixel organizzate in righe e colonne, chiamate Narrow Pixel e Wide Pixel. I primi sono incassati all’interno di una sorta di micro-barriera che limita la dispersione laterale della luce. Quando la modalità privacy viene attivata, il sistema riduce o spegne i Wide Pixel lasciando lavorare principalmente i Narrow Pixel, che indirizzano la luce in modo più diretto verso l’utente e riducono la visibilità dello schermo da angolazioni laterali. In pratica lo schermo continua a funzionare normalmente per chi lo guarda frontalmente, mentre perde rapidamente leggibilità appena lo si osserva da posizioni laterali o più angolate.

È una di quelle funzioni che sulla carta possono sembrare di contorno, ma che nell’uso reale ho trovato sorprendentemente utili. In metro, in aeroporto, in ufficio o al tavolino di un bar, basta attivarla per evitare che qualcuno possa leggere messaggi, email o notifiche mentre si usa lo smartphone. Con il tempo ci si rende conto che capita più spesso di quanto si pensi di usare il telefono in spazi pubblici: controllare un codice di autenticazione, leggere una conversazione privata o inserire dati sensibili mentre qualcuno è seduto accanto. In queste situazioni il Privacy Display diventa una forma di protezione decisamente concreta.

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La grande comodità è che il sistema può essere gestito in modo selettivo. Privacy Display può essere attivato manualmente oppure associato ad alcune situazioni specifiche, come l’inserimento di password, le notifiche o determinate applicazioni. In questo modo si può decidere di limitarne l’uso solo ai momenti in cui serve davvero. Naturalmente c’è qualche compromesso. Quando la protezione è attiva si nota una leggera riduzione della luminosità e del contrasto, mentre la visione fuori asse appare meno ampia rispetto al passato. In alcune condizioni si può percepire anche un lieve calo della definizione, soprattutto osservando lo schermo molto da vicino. Si tratta comunque di effetti piuttosto contenuti.

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Per il resto, il display del Galaxy S26 Ultra rimane uno dei migliori in circolazione. I contenuti HDR hanno grande impatto e la gestione dei colori è molto equilibrata. La visione di film e serie TV è particolarmente piacevole grazie al contrasto tipico dei pannelli OLED, che restituisce neri profondi e una gamma dinamica molto convincente. Anche i giochi beneficiano della frequenza di aggiornamento elevata e della risposta rapida del pannello, che contribuiscono a rendere l’esperienza più reattiva. Nel display è anche integrato il sensore ultrasonico per il riconosicmento delle impronte, velocissimo.

L’audio stereo completa bene l’esperienza multimediale. Il volume è adeguato e la resa complessiva l’ho trovata convincente per video, podcast e contenuti quotidiani, anche se non rappresenta un salto netto rispetto alla generazione precedente. Anche i microfoni non introducono novità dal punto di vista hardware, ma il loro utilizzo beneficia delle nuove funzioni legate alla Galaxy AI. Tra queste c’è uno strumento simile a una “gomma magica” audio che consente, ad esempio, di ridurre i rumori di fondo nelle registrazioni vocali oppure di separare la musica dal parlato, rendendo l’audio più pulito e comprensibile.

Design e costruzione

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Come detto in apertura, dal punto di vista estetico Galaxy S26 Ultra rimane immediatamente riconoscibile. Il frontale è dominato dal grande display piatto, mentre sul retro ci sono i sensori fotografici che ora sono integrati in un’isola che si allinea all’identità visiva lanciata con il Galaxy Z Fold7. Ma ci sono anche altri affinamenti del design. Samsung ha lavorato soprattutto sull’ergonomia generale del dispositivo. Lo spessore scende a 7,9 millimetri e il peso si ferma a 214 grammi. Numeri che sulla carta sembrano variazioni minime ma che cambiano leggermente la percezione del telefono.

Dopo qualche giorno di utilizzo, la differenza si percepisce. Il Galaxy S26 Ultra è sicuramente uno smartphone grande e piuttosto voluminoso, ma appare un po’ meno massiccio rispetto al passato. Il peso è distribuito meglio e l’impugnatura risulta più equilibrata, soprattutto quando lo si usa per periodi prolungati. Anche gli angoli leggermente più arrotondati contribuiscono a rendere il telefono meno spigoloso rispetto ad alcune generazioni precedenti della serie. Le cornici attorno al display sono sottilissime e aiutano a contenere le dimensioni complessive nonostante il pannello da quasi sette pollici. È uno di quei dettagli che spesso passano inosservati ma che contribuiscono a dare allo smartphone un aspetto moderno e molto pulito.

Novità anche per quanto riguarda i materiali. Dopo due generazioni caratterizzate dal titanio, Samsung è tornata all’alluminio con una struttura Armor Aluminum 2. È una scelta che ha fatto discutere perché il titanio era diventato uno degli elementi distintivi dei modelli precedenti. Dal punto di vista puramente estetico e simbolico il cambio di materiale può essere percepito come un piccolo passo indietro. Nella pratica, però, l’alluminio utilizzato da Samsung è molto resistente e ha permesso di ridurre peso e spessore. Inoltre, è stato aumentato l’utilizzo di materiali riciclati nella costruzione del dispositivo, un aspetto che negli ultimi anni sta diventando sempre più centrale nella progettazione dei prodotti tech.

Il vetro opaco posteriore trattiene poco le impronte e mantiene un aspetto pulito anche dopo molte ore di utilizzo. Il frontale è protetto da Gorilla Armor 2, mentre il retro utilizza Gorilla Glass Victus 2. Non manca la certificazione IP68 contro acqua e polvere, ormai uno standard per i flagship di fascia alta.

I colori disponibili sono piuttosto sobri. Samsung continua a privilegiare tonalità eleganti e discrete come nero, bianco, azzurro e viola, con alcune varianti esclusive disponibili nello store ufficiale. Non sono colorazioni particolarmente audaci ma si inseriscono bene nello stile generale del dispositivo, che punta più sull’eleganza che sull’effetto sorpresa. Onestamente, mi sarebbe piaciuto avere un colore più simile al blue del Galaxy Z Fold7, tra i più belli in circolazione.

Tornando al “camera bump”, questo è probabilmente l’aspetto più divisivo del design. L’isola in cui sono integrati parte dei sensori posteriori crea una superficie leggermente sopraelevata rispetto al resto del retro. Se da un lato l’aspetto appare moderno e più coerente con il resto della gamma, dall’altro questa soluzione comporta una conseguenza che ho notato abbastanza presto: il telefono non rimane stabile quando viene appoggiato su un tavolo. Scrivere o digitare sullo schermo con il dispositivo appoggiato provoca un continuo movimento (e rumore) decisamente fastidioso. L’uso di quache cover può contribuire a limitare il movimento ma difficilmente lo elimina.

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La S Pen, integrata nel bordo inferiore, continua a rappresentare uno degli elementi distintivi della serie Ultra. È una caratteristica che Samsung ha ereditato direttamente dalla linea Galaxy Note e che nel tempo è diventata parte integrante dell’identità di questi modelli. Non introduce grandi novità rispetto al passato ma mantiene tutte le funzioni che negli anni hanno conquistato una nicchia molto fedele di utenti. Per prendere appunti al volo, annotare screenshot, modificare fotografie o disegnare rapidamente sullo schermo si conferma uno strumento molto comodo. Anche chi non la utilizza ogni giorno finisce spesso per apprezzarne la presenza quando serve precisione nei dettagli o quando si vuole interagire con lo smartphone in modo più diretto.

C’è però un piccolo dettaglio di design che cambia rispetto alle generazioni precedenti. L’estremità posteriore della S Pen è ora leggermente arrotondata e segue la curvatura dello chassis del telefono. Questo significa che la penna ha di fatto un suo “verso” quando viene reinserita nell’alloggiamento. Quando la si ripone nello slot inferiore bisogna quindi inserirla nel modo corretto affinché l’estremità posteriore resti perfettamente allineata alla scocca. Non è un vero problema se la si inserisce al contrario — la penna entra comunque e rimane saldamente in posizione — ma in quel caso la parte finale non si allinea perfettamente con il profilo del telefono e l’effetto estetico risulta meno preciso. È un dettaglio minimo, ma uno di quelli che ho iniziato a notare dopo qualche giorno di utilizzo.

 

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Prestazioni e hardware

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Lato hardware, Galaxy S26 Ultra punta sulla soluzione più sicura possibile: prestazioni molto elevate e grande stabilità operativa. Samsung non ha cercato soluzioni sperimentali ma ha scelto di affidarsi a una piattaforma collaudata e potente. Il processore è lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy, una versione personalizzata del nuovo chip di Qualcomm ottimizzata specificamente per la serie Galaxy. Si tratta dello stesso approccio già visto nelle ultime generazioni, con frequenze leggermente riviste e una gestione delle prestazioni calibrata da Samsung per garantire il miglior equilibrio possibile tra potenza e consumi.

Il risultato è un livello di prestazioni molto elevato in qualsiasi scenario. Nella pratica significa una cosa piuttosto semplice che ho percepito fin dai primi giorni: il telefono è sempre molto fluido. L’interfaccia reagisce immediatamente ai comandi, le applicazioni si aprono senza esitazioni e il passaggio da un’app all’altra avviene in modo praticamente istantaneo. Anche le operazioni più pesanti non mettono mai realmente in difficoltà il sistema. L’elaborazione delle fotografie da 200 megapixel, il rendering di video ad alta risoluzione o l’utilizzo simultaneo di molte applicazioni in multitasking vengono gestiti senza rallentamenti. È uno di quei dispositivi che danno costantemente l’impressione di avere sempre potenza in più rispetto a quella realmente necessaria.

Il nuovo chip introduce miglioramenti anche nelle componenti dedicate all’intelligenza artificiale. L’unità NPU più potente permette di accelerare diverse funzioni AI integrate nel sistema, come l’elaborazione delle immagini, la traduzione in tempo reale o alcune operazioni di generazione grafica. Nell’uso concreto queste attività risultano molto rapide e spesso vengono eseguite direttamente sul dispositivo senza dover passare da elaborazioni remote.

Samsung ha lavorato anche sul sistema di dissipazione del calore introducendo una camera di vapore più ampia. È un aggiornamento che può sembrare secondario sulla carta ma che si percepisce chiaramente quando il telefono viene utilizzato a lungo sotto carico. Durante sessioni di gioco prolungate o registrazioni video impegnative ho notato che il dispositivo tende a mantenere temperature abbastanza contenute. La scocca può scaldarsi leggermente, come è normale che accada con hardware di questa potenza, ma non raggiunge mai livelli tali da rendere l’utilizzo scomodo.

Anche sul fronte della stabilità il comportamento è molto convincente. Il sistema rimane reattivo anche quando si tengono aperte molte applicazioni contemporaneamente o quando si passa rapidamente da un’attività all’altra. È un tipo di affidabilità che si apprezza soprattutto con il passare dei giorni, quando il telefono diventa davvero lo strumento principale per lavoro, comunicazione e intrattenimento. La configurazione di memoria parte da 12 GB di RAM con 256 GB di archiviazione e arriva fino a 16 GB con 1 TB. È una dotazione adeguata per uno smartphone di questa fascia e permette di gestire senza difficoltà multitasking e applicazioni pesanti.

Galaxy S26 Ultra offre una dotazione completa e per quanto riguarda la connettività e introduce anche qualche aggiornamento interessante. Tra queste, il supporto al nuovo Bluetooth 6.0, mentre il Wi-Fi era già compatibile con lo standard di settima generazione. Non mancano naturalmente il supporto alle reti 5G, chip NFC per i pagamenti digitali e la possibilità di utilizzare anche eSIM. Rimane inoltre la porta USB 3.2, che supporta l’uscita video e la modalità Samsung DeX che consente di collegare lo smartphone a un monitor (anche in wireless), tastiera e mouse per usare il dispositivo come una piccola postazione desktop.

Software e AI

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Galaxy S26 Ultra è basato nativamente su Android 16 con la nuova One UI 8.5, una delle interfacce più complete e articolate dell’ecosistema Android. Samsung continua a proporre un sistema molto ricco di funzioni e personalizzazioni. L’approccio è quello che l’azienda porta avanti da anni: offrire un ambiente flessibile, capace di adattarsi a utenti molto diversi tra loro. Chi proviene già da uno smartphone Galaxy troverà ovviamente un’ambiente familiare perché la struttura dei menu, le icone e la logica generale dell’interfaccia restano coerenti con le generazioni precedenti. Chi arriva da altre piattaforme potrebbe invece aver bisogno di qualche giorno per orientarsi tra le numerose opzioni disponibili. Personalmente continuo a considerare la One UI una delle interfacce più piacevoli e dense di funzioni del mondo Android, con molte impostazioni dedicate alla personalizzazione dell’aspetto grafico, della schermata home e del comportamento del sistema.

Il vero tema di questa generazione è però l’intelligenza artificiale. Samsung ha integrato strumenti AI praticamente in ogni parte dell’interfaccia, con l’obiettivo di trasformare lo smartphone in un assistente sempre più proattivo. In teoria l’idea è interessante. Nell’uso quotidiano, però, il risultato mi è sembrato ancora piuttosto disomogeneo.

Funzioni come Now Nudge cercano di suggerire azioni in base al contesto delle conversazioni o delle attività dell’utente. Il sistema analizza il contenuto dei messaggi e suggerisce scorciatoie rapide verso alcune applicazioni. Se qualcuno chiede di fissare un appuntamento, per esempio, può comparire un collegamento diretto al calendario; se si parla di fotografie scattate di recente può apparire un pulsante per condividere le immagini corrispondenti. In alcune situazioni il meccanismo funziona bene e permette di velocizzare operazioni che normalmente richiederebbero più passaggi. In altri casi i suggerimenti risultano meno pertinenti o semplicemente non appaiono, dando l’impressione che la funzione sia ancora in una fase di maturazione.

Più convincenti risultano strumenti come il monitoraggio delle chiamate, che permette di filtrare le telefonata provenienti da numeri sconosciuti. Il sistema può rispondere automaticamente chiedendo al chiamante di identificarsi e mostrare all’utente una trascrizione in tempo reale della conversazione, così da decidere se rispondere oppure no. È una funzione che nel tempo può diventare molto utile per ridurre le chiamate indesiderate.

Anche Assistente Foto rappresenta uno degli strumenti AI più concreti. All’interno della galleria fotografica è possibile modificare rapidamente le immagini eliminando oggetti indesiderati, correggendo alcuni difetti o aggiungendo elementi generati tramite prompt testuali. Non sostituisce software professionali di editing ma permette di ottenere risultati convincenti in pochi secondi.

Samsung continua inoltre a integrare diverse funzioni già introdotte negli ultimi anni, come la traduzione automatica delle conversazioni, la trascrizione vocale e i riassunti di testi e documenti. Sono strumenti che nel tempo stanno diventando sempre più precisi e che contribuiscono a rendere lo smartphone uno strumento di lavoro più versatile.

Bixby riceve anche un aggiornamento interessante con l’integrazione di Perplexity, che permette di ottenere risposte e ricerche direttamente dall’assistente senza passare manualmente dal browser. In pratica è possibile porre domande o chiedere informazioni e ricevere risultati sintetizzati immediatamente sul dispositivo.

Il vero limite, semmai, è la sensazione di dispersione. Alcune funzioni AI sono integrate nella tastiera, altre nella galleria fotografica, altre ancora in Bixby o in Gemini. Per un utente esperto è gestibile, ma nel complesso l’ecosistema potrebbe essere organizzato in modo più chiaro. Durante l’utilizzo mi è capitato più volte di chiedermi dove si trovasse una funzione specifica o quale assistente stesse effettivamente gestendo una determinata operazione.

In tutto questo, Samsung garantisce ben sette anni di aggiornamenti Android e sette anni di patch di sicurezza, una promessa che colloca il Galaxy S26 Ultra tra gli smartphone Android con il supporto software più lungo attualmente disponibile.

Fotocamere e video

Sul piano fotografico Galaxy S26 Ultra offre pochi stravolgimenti e diversi affinamenti mirati. Samsung non ha rivoluzionato il comparto fotografico ma ha preferito lavorare su piccoli miglioramenti ottici e software, cercando di rendere ancora più solido un sistema che nelle ultime generazioni aveva già raggiunto una buona maturità.

Il modulo fotografico è sempre composto da quattro sensori posteriori: una fotocamera principale da 200 megapixel, una ultra-grandangolare da 50 megapixel, un teleobiettivo da 10 megapixel con zoom ottico 3x e un teleobiettivo periscopico da 50 megapixel con zoom ottico 5x. È una configurazione ormai familiare per chi segue la serie Ultra, ma che continua a offrire una versatilità molto ampia nelle diverse situazioni di scatto.

Il teleobiettivo periscopico introduce inoltre una modifica meno evidente ma interessante dal punto di vista tecnico. Samsung utilizza infatti una nuova architettura chiamata ALoP (All Lenses Over Prism). Nei periscopi tradizionali la luce viene deviata dal prisma e attraversa una serie di lenti disposte orizzontalmente lungo il corpo dello smartphone. Con il sistema ALoP le lenti vengono invece posizionate sopra e davanti al prisma, una soluzione che consente di ridurre l’ingombro del modulo e utilizzare aperture focali più luminose. In teoria questo approccio permette anche di migliorare la qualità dell’immagine mantenendo dimensioni più compatte per il gruppo ottico.

Il sensore principale resta il punto di riferimento dell’intero sistema. Le foto scattate in condizioni di buona illuminazione mostrano un livello di dettaglio molto elevato, con una gamma dinamica ampia e una buona gestione delle alte luci. Samsung negli ultimi anni ha lavorato molto anche sulla resa cromatica e il risultato è piuttosto equilibrato: i colori sono vividi ma generalmente meno aggressivi rispetto al passato. La resa complessiva tende a privilegiare immagini luminose e ben leggibili, anche se in alcune situazioni il software continua a intervenire in modo piuttosto deciso sulle ombre, schiarendole più del necessario. È una scelta stilistica che rende le foto più spettacolari ma che a volte può allontanarsi leggermente dalla scena reale.

Il miglioramento più interessante riguarda le prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione. Il sensore principale utilizza ora un’apertura più ampia, che permette di catturare una quantità maggiore di luce. Nei contesti notturni questo si traduce in immagini più pulite, con meno rumore e una migliore conservazione dei dettagli.

Il teleobiettivo periscopico 5x è probabilmente la lente che invita più spesso a uscire dalla comodità della fotocamera principale. Durante i test è stato uno degli obiettivi che ho utilizzato più spesso, perché permette di isolare facilmente soggetti lontani e di realizzare ritratti con una compressione prospettica molto piacevole. I risultati sono generalmente molto convincenti sia in termini di dettaglio sia di gestione dei colori. Il teleobiettivo 3x invece è il componente che mostra maggiormente il passare del tempo. Il sensore da 10 megapixel continua a svolgere il suo lavoro in modo adeguato ma non raggiunge la qualità degli altri moduli, soprattutto quando la luce diminuisce o quando si cerca di spingere lo zoom digitale oltre i livelli ottici.

Molto valida la ultra-grandangolare da 50 megapixel, che mantiene l’autofocus e può essere utilizzata anche per fotografie macro. La qualità dell’immagine è buona, con colori coerenti rispetto alla fotocamera principale e una gamma dinamica convincente. Non raggiunge forse le soluzioni più avanzate viste su alcuni rivali cinesi, ma è una delle ultra-wide più versatili tra i flagship occidentali.

Samsung continua inoltre a mantenere un vantaggio piuttosto evidente nello zoom rispetto ad Apple. A 10x la qualità è molto buona e permette di ottenere immagini dettagliate senza perdita evidente di nitidezza. A 30x i risultati sono ancora utilizzabili in molte situazioni, soprattutto in condizioni di buona luce. Il livello 100x resta invece più una dimostrazione tecnologica che uno strumento davvero pratico nella fotografia quotidiana.

Sul fronte video Samsung introduce alcune migliorie interessanti. Una delle più evidenti è la funzione Horizon Lock (Blocco orizzontale), che permette di mantenere l’orizzonte perfettamente stabile anche quando il telefono viene inclinato o mosso parecchio. Durante alcune riprese in movimento ho notato che il sistema riesce a compensare molto bene le oscillazioni, producendo filmati più fluidi e gradevoli.

Anche la qualità delle registrazioni in condizioni di scarsa illuminazione mostra qualche progresso. Il lavoro combinato delle ottiche più luminose e dei nuovi algoritmi di elaborazione permette di ottenere filmati notturni più puliti e con una riduzione evidente del rumore digitale. Il risultato non rappresenta una rivoluzione rispetto al passato ma contribuisce a rendere il Galaxy S26 Ultra uno degli smartphone più completi anche per chi utilizza spesso la videocamera.

Batteria e ricarica

Lato autonomia Samsung continua a muoversi con una certa prudenza. La batteria resta da 5000 mAh, esattamente come nelle ultime generazioni della serie Ultra. È una scelta che negli anni ha garantito un buon equilibrio tra autonomia, peso e spessore del dispositivo, ma che oggi appare inevitabilmente più conservativa rispetto a quanto stanno facendo alcuni concorrenti. Diversi produttori, soprattutto nel mercato asiatico, stanno infatti adottando batterie al silicio-carbonio che permettono di aumentare la capacità senza incidere troppo sulle dimensioni del telefono. Alcuni top di gamma arrivano ormai a valori molto più elevati, superando abbondantemente i 6000 mAh. Samsung, almeno per questa generazione, ha preferito non seguire questa strada.

Questo non significa però che l’autonomia del Galaxy S26 Ultra sia deludente. Durante l’utilizzo quotidiano ho comunque trovato il telefono abbastanza affidabile e capace di offrire una durata piuttosto prevedibile durante la giornata. Con un utilizzo misto fatto di messaggi, navigazione web, social network, qualche fotografia e un po’ di streaming video si arriva normalmente a fine giornata senza particolari preoccupazioni. Il nuovo chip Snapdragon più efficiente contribuisce a contenere i consumi e aiuta a mantenere una buona stabilità dell’autonomia anche quando si alternano diverse attività.

Il consumo energetico appare piuttosto equilibrato anche con il display a 120 Hz attivo e con diverse funzioni AI in esecuzione in background. È uno di quei telefoni che si comportano in modo abbastanza prevedibile: se la giornata è fatta di utilizzo medio la batteria regge senza problemi fino alla sera. Le giornate più intense raccontano invece una storia leggermente diversa. Quando si utilizzano molto le fotocamere, si naviga a lungo con il GPS o si sfrutta in modo continuativo la rete 5G il consumo cresce più rapidamente. In questi casi mi è capitato di arrivare alla sera con una percentuale di batteria piuttosto ridotta.

Mi in questo caso ci viene in aiuto la ricarica cablata che ora arriva fino a 60 W, un miglioramento sensibile rispetto ai 45 W del modello passato. Con un caricatore compatibile è possibile recuperare una buona percentuale di batteria in tempi relativamente brevi, rendendo più semplice affrontare una seconda parte della giornata particolarmente impegnativa.

La ricarica wireless sale invece a 25 W, un valore che rende finalmente questa modalità un po’ più pratica anche nell’uso quotidiano. Non è la soluzione più veloce disponibile sul mercato ma consente comunque di ricaricare il telefono in tempi ragionevoli senza dover ricorrere al cavo. Ancora assenti i magneti Qi2 integrati nel telefono. Per utilizzare accessori magnetici o sistemi di ricarica compatibili è quindi necessario affidarsi a custodie progettate appositamente per questo scopo. È una scelta che Samsung giustifica con la volontà di mantenere lo smartphone il più sottile possibile, ma che continua a rappresentare una piccola mancanza in un dispositivo di questa fascia.

Considerazioni finali

Il Samsung Galaxy S26 Ultra è in vendita con un prezzo di listino che parte da 1499 euro per la versione con 12GB di RAM e 256GB di memoria, sale a 1699 euro per il modello da 512GB e raggiunge i 1999 euro nella configurazione più completa con 16GB di RAM e 1TB di archiviazione. Tra promozioni, coupon e programmi di trade-in è comunque possibile ridurre in parte la spesa finale.

Al di là del prezzo elevato, Galaxy S26 Ultra rimane uno degli smartphone Android più completi oggi disponibili. Samsung ha scelto ancora una volta la strada dell’evoluzione più che della rivoluzione, affinando un progetto ormai molto maturo senza modificarne l’identità. Il Privacy Display rappresenta probabilmente la novità più interessante di questa generazione: una funzione concreta che può rivelarsi utile in molte situazioni quotidiane. Migliorano anche fotografia e video, mentre la ricarica compie finalmente un passo avanti deciso. L’unica vera assenza resta quella dei magneti per la ricarica wireless.

Nel complesso è uno smartphone estremamente piacevole da utilizzare, capace di offrire prestazioni elevate, grande stabilità e un’esperienza d’uso sempre fluida e affidabile nel tempo. Non è il dispositivo che prova a ridefinire il mercato né quello che insegue ogni record tecnico del momento, ma proprio per questo Galaxy S26 Ultra continua a rappresentare il punto di riferimento più convincente tra i top di gamma Android.

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