Pubblicità bandita da Claude: Anthropic sfida il modello Big Tech

Niente inserzionisti, niente condizionamenti: Claude promette risposte imparziali. Ma senza ads, riuscirà a restare accessibile e sostenibile nel tempo?
Pubblicità bandita da Claude: Anthropic sfida il modello Big Tech

Anthropic ha pubblicato un intervento molto chiaro: Claude resterà “ad-free”, perché “una conversazione con Claude” non è il posto giusto per la pubblicità. L’azienda specifica anche come intende evitare ambiguità: niente link “sponsored” accanto alle chat e, soprattutto, risposte non influenzate dagli inserzionisti né “product placement” non richiesti dall’utente.

Il punto, per Anthropic, è la natura diversa delle conversazioni AI rispetto a social e motori di ricerca: sono più aperte, spesso includono contesto personale e possono toccare temi sensibili. In questi scenari, la presenza di annunci sarebbe “incongrua” e potrebbe introdurre incentivi difficili da gestire, anche perché, sottolineano, la comprensione di come i modelli trasformino gli obiettivi in comportamenti è ancora in evoluzione, quindi un modello ad-based rischierebbe effetti imprevedibili.

Sul piano del business, Anthropic dice che il modello è “semplice”: ricavi da contratti enterprise e abbonamenti, reinvestiti per migliorare Claude. E collega questo approccio alla missione di “public benefit”: cita iniziative per portare strumenti e formazione AI a educatori in oltre 60 Paesi, pilot nazionali con governi e sconti per non profit; inoltre lascia aperta la porta a tier più economici e prezzi regionali se ci sarà domanda.

A margine di questa presa di posizione, vale però la pena soffermarsi su una considerazione più ampia. Scegliere di rinunciare alla pubblicità significa rinunciare a uno dei motori di crescita più potenti dell’industria tech, quello che ha consentito a molte piattaforme di scalare rapidamente a livello globale. È una scelta coerente con la visione di Anthropic, ma che sposta il peso della sostenibilità economica su abbonamenti e accordi enterprise. Il vero banco di prova, nel medio periodo, sarà capire se questo modello riuscirà a garantire accessibilità, diffusione e qualità del servizio senza trasformare Claude in uno strumento elitario o eccessivamente vincolato a logiche aziendali.

In questo contesto si inserisce anche il tema del commercio “agentico”, che apre scenari interessanti ma delicati. L’idea di un assistente capace di gestire acquisti o prenotazioni end-to-end, o di supportare l’utente nel confronto tra prodotti e servizi, rappresenta un’evoluzione naturale dell’AI come strumento operativo. Allo stesso tempo, è proprio qui che si giocherà una parte della credibilità del modello “ad-free”: la sfida sarà dimostrare che queste funzionalità possono esistere senza scivolare, anche indirettamente, in dinamiche promozionali. Se Anthropic riuscirà a mantenere il controllo dell’utente al centro e una reale neutralità nelle scelte suggerite, l’agentic commerce potrebbe diventare una valida alternativa alla pubblicità tradizionale, rafforzando l’utilità di Claude senza comprometterne l’indipendenza.

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