Nonostante in queste ultime settimane il dibattito sull’aumento della diffusione dei cosiddetti software ad-blocker, e su come questa possa – presto o tardi – minacciare l’esistenza del mercato della pubblicità online, sia diventato molto acceso, c’è chi non si preoccupa delle contromisure che si iniziano a prendere, anzi rilancia, investendo proprio in questo campo. Stiamo parlando di Marco Arment.

Il co-fondatore di Tumblr e Instapaper pochi giorni fa, infatti, ha rilasciato Peace: una nuova app che permette di bloccare le inserzioni pubblicitarie su iOS – la piattaforma che sino a poche settimane fa si poteva dire praticamente immune a questa forma di “scelta di anti-marketing” da parte degli utenti. Il successo è stato immediato: in pochissime ore il software (dal costo di 2,99 dollari) è arrivato alla posizione numero 1 delle app scaricate dallo store Apple. Purtroppo, però, la sua vita è stata brevissima: dopo appena 2 giorni l’app è stata ritirata o, meglio, tolta dall’App Store. Qualcuno potrebbe pensare che il dietro-front sia stato dettato da minacce o dalla paura di ritorsioni, cioè si potrebbe ipotizzare che Apple stessa o altri (l’industria della pubblicità online?) abbiano fatto pressioni sullo sviluppatore affinché ritornasse sui propri passi. Ma così non è stato. Arment, direttamente dalle pagine del suo sito, fa sapere che la sua scelta è frutto solo di una profonda riflessione sulle ripercussioni di Peace. A suo modo di vedere, l’app sarebbe ingiusta perché andrebbe a bloccare tutte le inserzioni, in maniera indiscriminata – indipendentemente dai contenuti e dal messaggio veicolato. Seppure si dichiari ancora convinto che usare gli ad-block sia corretto e giusto, Arment non ritiene che il suo Peace operasse nel migliore dei modi. Insomma il sistema è valido ma non ancora perfetto.

Peace by Marco Arment (due schermate)
Peace by Marco Arment (due schermate)

A scopo informativo, ricordiamo che per effettuare il blocco della pubblicità l’app di Arment sfruttava l’interfaccia WebKit Content Blocker API – ossia una serie di funzionalità inserite proprio da Apple nell’ultima release del suo OS per smartphone e tablet – insieme a una blocklist compilata da Ghostery, che comprende circa 2.000 indirizzi URL. Secondo l’ideatore, questo sistema permetteva un blocco delle inserzioni pubblicitarie più rapido e meno dispendioso per i dispositivi, dal punto di vista energetico, rispetto ai sistemi di ad-blocking utilizzati sinora. Inoltre, le app per il blocco delle pubblicità solitamente tengono conto solo delle inserzioni che vengono mostrate, mentre il più delle volte ignorano gli script per il tracciamento del comportamento degli utenti – il cui blocco è ugualmente importante per chi non vuole farsi monitorare dagli inserzionisti e dai venditori di spazi pubblicitari – mentre ciò non avveniva invece con Peace. Altra cosa molto importante: nell’effettuare il blocco della pubblicità, l’app di Arment non raccoglieva i dati degli utenti, in modo da scongiurare qualsiasi rischio di controllo.

Gli utenti che avessero già scaricato Peace nei giorni scorsi, sappiano che possono chiedere un rimborso ad Apple seguendo le indicazioni riportate qui.