Uno studio effettuato dall’Ingegnere Biomedico Cheryl Iden Shaw dell’ Università di Harvard, ha rivelato che l’utilizzo di cellulari nei pressi dei macchinari elettronici ospedalieri può provocarne il malfunzionamento o addirittura lo spegnimento, con conseguenze anche gravissime per i pazienti. In particolare le apparecchiature del reparto di terapia intensiva, che per loro stessa natura devono essere sempre al massimo grado di efficienza sono soggette a diversi problemi se vi sono cellulari accesi nelle vicinanze.

Lo studio ha mostrato come su 20 diversi apparecchi medici, ben otto avessero gravi interferenze addotte dai telefonini. In particolare su otto casi, due avrebbero portato a gravissime conseguenze per la salute dei pazienti la cui stessa vita è spesso legata al funzionamento delle apparecchiature come respiratori, ventole meccaniche, defibrillatori. Addirittura in un caso esposto da Cheryl Shaw un respiratore dell’unità di terapia intensiva si è spento quando ha iniziato ad interferirvi un cellulare, cosa che nella realtà avrebbe provocato quasi certamente gravissimi problemi per il paziente, se non addirittura la morte.

Nonostante la stessa casa produttrice di questa apparecchiatura abbia aggiornato il proprio prodotto in modo tale che adesso non vi sia più alcuna interferenza non bisogna dimenticare che negli ospedali spesso vi sono dispositivi obsoleti e per questo ancora più soggetti a possibili interferenze. La distanza alla quale sono avvenute le interferenze non è elevata, ma si deve tenere conto che molto spesso il personale medico e paramedico è solito tenere il proprio cellulare acceso in tasca anche mentre si avvicina ad apparecchiature dell’ospedale. Quindi i primi a dover spegnere il telefonino dovrebbero essere proprio medici ed infermieri, ma in generale l’uso del cellulare presso gli edifici ospedalieri dovrebbe essere vietato in tutte quelle zone ove la vicinanza con apparecchiature elettroniche possa comportare problemi per i pazienti stessi.