Migliaia di app in crash su iPhone a causa di un problema di Google

Un problema di Google Firebase ha provocato il crash di migliaia di app su iPhone: l'azienda ha distribuito un fix, ma la causa resta ignota.

Un problema che ha coinvolto il Firebase SDK di Google ha provocato il crash simultaneo di migliaia di applicazioni per iPhone, lasciando per alcune ore sviluppatori e utenti alle prese con arresti anomali apparentemente inspiegabili.

Il problema di Firebase ha mandato in crash le app iOS

I crash delle app non sono un fenomeno insolito e possono verificarsi dopo l’installazione di una nuova versione del sistema operativo, con il lancio di nuovi smartphone oppure in seguito a un aggiornamento dell’applicazione. Solitamente, però, questi problemi hanno una portata più limitata. In questo caso, invece, il malfunzionamento avrebbe interessato contemporaneamente un numero molto elevato di applicazioni iOS che utilizzano i servizi Firebase.

La vicenda è stata ricostruita attraverso una discussione sul tracker GitHub di Google Firebase. Secondo quanto emerso, era un problema legato a Google Analytics for Firebase per iOS a far chiudere le applicazioni direttamente durante l’avvio. Il problema ha avuto un impatto particolarmente ampio perché migliaia di applicazioni utilizzano Firebase per le proprie attività di sviluppo backend e per le funzioni di analisi.

Di conseguenza, numerose app hanno iniziato a presentare crash nello stesso periodo. La comparsa quasi contemporanea degli arresti anomali ha spinto diversi sviluppatori a pubblicare messaggi preoccupati, cercando di capire se ci fosse un problema nei propri software o nelle ultime modifiche apportate alle applicazioni.

Google ha successivamente pubblicato una correzione, a poche ore dall’inizio del problema. Dopo la distribuzione del fix, gli sviluppatori hanno iniziato a registrare una diminuzione progressiva del numero di crash. L’azienda ha però avvertito che la presenza di dati memorizzati nella cache poteva prolungare gli effetti del problema fino a un massimo di quattro ore. Nonostante la correzione sia stata distribuita, Google non ha fornito una spiegazione completa sull’origine del problema.

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