Quest'anno arriverà l'HSPA+, evoluzione dell'attuale tecnologia HSPA (High speed packet access) e promette velocità sulla carta paragonabili a quelle dell'Adsl: fino a 28 Megabit al secondo. Ma è bene non farsi trarre in inganno, perché quelle velocità saranno disponibili solo per pochi e solo nelle condizioni più fortunate. La banda larga via Adsl ancora per l'immediato futuro avrà prestazioni migliori di quella mobile, per limiti strutturali di quest'ultima. Una prova è nelle stesse mosse di Vodafone: anche se nasce come operatore mobile, si è affrettata a offrire l'Adsl per le connessioni da casa. Non l'avrebbe fatto, se l'HSPA fosse una vera alternativa all'Adsl. Ma non solo.

Vediamo le promesse: Telecom dice che nel primo semestre 2009 si andrà a 21/5,7 Mbps per poi passare a 28/5,7 Mbps nel secondo semestre. Vodafone promette 14 Mbps già da questa primavera, mentre 3 Italia avrà i 21 Mbps da gennaio 2010. L'esperienza passata insegna che, per i primi 6-12 mesi, le velocità di punta sono disponibili solo con le antenne di poche grandi città. Ora accade così con i 7 Mbps, velocità massima dell'attuale Hspa. 3 Italia, che ha la copertura maggiore, fa sapere che ha i 7 Mbps in una minoranza di posti e il grosso è a 3,6 o a 1,8 Mbps. Tralasciamo il fatto che per accedere a velocità superiori bisognerà dotarsi di hardware che le supporti (prima verranno le schede e i modem, poi i cellulari a 28 Mbps); il problema più serio, a smontare le promesse degli operatori, è in realtà un altro: «tipicamente ora si raggiunge la velocità di punta di 7 Mbps solo se siamo da soli nella cella, che ha al solito un raggio di 400 metri», spiega Mauro Frullane, responsabile delle ricerche presso la Fondazione Ugo Bordoni (www.fub.it), istituita presso il Ministero delle Comunicazioni. È vero, si può andare a 7 (ora) e a 28 Mbps (entro fine anno), ma a condizioni molto particolari, quindi: se si è fortunati di essere da soli nella cella e se si è coperti da un'antenna che ha già ricevuto l'upgrade alle nuove velocità.

Il motivo è relativo allo spettro disponibile per gli operatori (assegnato dal Ministero). La banda che è presente in una cella, distribuibile tra gli utenti connessi, dipende infatti dalla quantità di spettro. «Adesso gli operatori hanno due portanti da 5 MHz per l'Umts/Hspa, eccetto 3 che ne tre. Ogni portante può arrivare a 28 Mbps, con i nuovi standard, ma tipicamente gli operatori preferiscono usarne una per il traffico voce dei cellulari Umts e tenere le frequenze Gsm per i cellulari non Umts. 3 Italia, che non ha rete gsm, invece, tende a usare due portanti per la voce e una per i dati». L'uso delle portanti può essere dinamico, a seconda del traffico. Nell'ipotesi migliore, ci sono quindi al massimo due portanti per il traffico dati (e una quindi per la voce e le videochiamate, che rischiano quindi di avere poche risorse, in questo scenario). Di conseguenza, al massimo due utenti connessi in grado di toccare la velocità massima.
In più, «bisogna essere vicini all'antenna, poche centinaia di metri massimo, per raggiungere le velocità più elevate. Tanto più vicini, quanto più è alta la velocità che si ambisce a raggiungere». Con la distanza, infatti, cresce il rumore di fondo e il segnale perde di qualità.

In seconda istanza, c'è il problema del backhauling: è un altro collo di bottiglia alla velocità della banda larga mobile. È il trasporto dei dati dall'antenna al resto della rete e quindi a internet. «Adesso solo poche centinaia di antenne, sulle 11 mila Umts, sono raggiunte da fibra ottica. Le altre hanno un backhauling a 2 Mbps o a multipli di 2 Mbps», dice Stefano Quintarelli , uno dei massimi esperti di internet in Italia. La banda reale, esperita dall'utente su internet, dipende quindi anche dalla capacità del backhauling: è come una strada, se è troppo stretta ci possono passare solo poche auto alla volta, non importa quanto veloce è il loro motore. La banda di backhauling è suddivisa tra tutti gli utenti connessi in tutte le celle che insistono sullo stesso backhauling. È ovvio che solo le antenne cablate dalla fibra potranno dare velocità elevate. Si tenga conto che ad oggi il grosso delle centrali Adsl è raggiunto in fibra. E in quelle che non lo sono, Telecom riesce a dare solo 640 Kbps.
«Spettro e backhauling sono due facce della stessa medaglia. Gli operatori possono fare celle più piccole e più numerose, per dividere lo stesso spettro su un numero minore di utenti. Però in quel caso aumenta il numero di celle da collegare a un backhauling in fibra», dice Quintarelli. «Il risultato quindi è che devono investire da entrambe le parti, nuovi siti e antenne e backhauling». Le soluzioni? Da una parte, nuovo spettro per fare banda larga in mobilità. Gli operatori potranno metterci le mani davvero solo dal 2012, con lo switch off della tv analogica, il che libererà alcune frequenze. Prima di allora, potranno contare solo su poco spettro in più: quello che viene dalle frequenze di Ipse e da alcune liberate dal Ministero della Difesa. Un piccolo aiuto arriva dalla possibilità, già ora, di poter usare le frequenze Gsm per fare Umts/Hspa (è stato concesso agli operatori nel 2008, dall'Autorità garante delle comunicazioni).

Servirà comunque investire in backhauling e così si spiega la richiesta di Vodafone, a fine 2008: di poter utilizzare, per l'Hspa, parte di quegli 800 milioni, stanziati dal governo per migliorare la rete banda larga italiana nei prossimi anni.