Pochi conoscono la truffa delle porte USB pubbliche definita in gergo tecnico juice jacking. Questa minaccia rende pericoloso anche il gesto più innocuo che si possa pensare: ricaricare il proprio smartphone in aeroporto, in hotel o in una stazione. Questa abitudine potrebbe esporre i dispositivi a furto di dati e installazione di malware le cui conseguenze sarebbero tremende.
“Aeroporti, hotel, centri commerciali, bar, ristoranti e stazioni possono diventare luoghi a rischio se le porte di ricarica sono state compromesse da cybercriminali“, hanno spiegato gli esperti di sicurezza informatica e privacy della Panda Security, azienda leader nelle soluzioni per la protezione e la difesa dalle minacce online e offline. Tutto nasce da un semplice fatto: una porta USB non serve solo a ricaricare un dispositivo.
Hervé Lambert, Global Consumer Operations Manager, Panda Security, ha commentato: “Il juice jacking dimostra quanto anche un gesto quotidiano come ricaricare il telefono possa trasformarsi in un rischio digitale. Quando siamo in viaggio tendiamo a cercare soluzioni rapide, ma collegare il proprio dispositivo a una porta sconosciuta significa anche aprire una possibile via di accesso ai propri dati“.
Come evitare il juice jacking, la truffa delle porte USB pubbliche
Non cadere vittima della truffa del juice jacking è facile: evitare le porte USB pubbliche. Lambert ha chiarito: “La prevenzione passa da abitudini semplici: usare il proprio caricatore, preferire prese elettriche tradizionali e proteggere sempre smartphone e tablet con strumenti di sicurezza aggiornati“. Si tratta di gesti semplici, ma prudenti ed efficaci contro qualsiasi minaccia possa mettere in pericolo i propri device e quindi le proprie informazioni sensibili.
Se la porta USB è compromessa apre una connessione dati tra il dispositivo collegato e l’attaccante. Quest’ultimo può così accedere a tutte le informazioni contenute nel device, rubare dati o installare malware. Riduci ogni rischio mantenendo aggiornati sistema operativo e app, bloccando il dispositivo con PIN o biometria e prestando attenzione ai messaggi che chiedono di autorizzare il trasferimento dei dati quando il dispositivo viene collegato a un cavo USB.