La pressione regolatoria su X e sul suo chatbot di intelligenza artificiale continua ad aumentare. L’autorità irlandese per la protezione dei dati (DPC) ha avviato una nuova indagine formale su Grok, il sistema sviluppato da xAI e integrato nella piattaforma X. Si tratta della seconda inchiesta europea in poche settimane, ma con un perimetro diverso rispetto alla precedente.
Seconda indagine: focus sulla privacy e sui dati personali
Il procedimento avviato in Irlanda riguarda possibili violazioni del General Data Protection Regulation (GDPR). L’autorità sta verificando se l’uso di dati personali — in particolare immagini di persone reali — per generare contenuti sessualizzati sia conforme alle norme europee sulla protezione della privacy.
La DPC è competente perché X ha la propria sede europea in Irlanda, come accade per molte grandi piattaforme tecnologiche. L’indagine si concentra anche sulle tutele previste per i minori e sull’eventuale trattamento di dati sensibili senza adeguate basi giuridiche.
Prima indagine UE: contenuti illegali e responsabilità della piattaforma
Questa nuova iniziativa si aggiunge a un precedente procedimento aperto dalla Commissione europea nell’ambito del Digital Services Act (DSA). In quel caso, l’attenzione era rivolta soprattutto alla diffusione di immagini sessuali non consensuali generate dall’IA e alla capacità della piattaforma di prevenire contenuti illegali.
Il DSA impone alle grandi piattaforme online obblighi stringenti di mitigazione dei rischi sistemici, rimozione rapida dei contenuti illeciti e protezione degli utenti più vulnerabili.
Oltre all’Unione Europea, anche altre giurisdizioni stanno monitorando la situazione. Nel Regno Unito, ad esempio, le autorità competenti per privacy e sicurezza online hanno avviato verifiche preliminari, mentre diversi governi europei hanno chiesto chiarimenti sulla gestione dei deepfake sessuali.
Il tema è particolarmente sensibile perché riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale per creare immagini realistiche di persone reali senza consenso, una pratica che può avere conseguenze legali e sociali rilevanti.
Le contromisure annunciate da X
X ha dichiarato di aver introdotto restrizioni tecniche per limitare gli abusi, tra cui controlli più severi sulla generazione di immagini e filtri per impedire la creazione di contenuti sessuali non consensuali. L’azienda ha inoltre affermato di collaborare con le autorità competenti.
Al momento non sono state rese pubbliche conclusioni definitive, né sono state comminate sanzioni.
Il caso Grok rappresenta uno dei primi test concreti per la capacità dell’Europa di applicare le nuove normative digitali a sistemi di intelligenza artificiale generativa integrati in piattaforme social globali. Le due indagini parallele, una sulla responsabilità della piattaforma e l’altra sulla protezione dei dati personali, evidenziano la complessità di regolare tecnologie in rapida evoluzione.
Gli esiti dei procedimenti potrebbero avere implicazioni non solo per X, ma per l’intero settore dell’IA generativa in Europa.
Per ora, le autorità mantengono un approccio prudente e basato sui fatti, mentre le verifiche proseguono.