Ho provato realme 16 Pro+, lo smartphone RE dei ritratti

Abbiamo testato le potenzialità fotografiche del nuovo realme 16 Pro+, mettendo alla prova tutte le ottiche e le funzioni inedite.

Il realme 16 Pro+ è uno smartphone che punta non solo su un design ricercato, ma anche su un comparto fotografico particolarmente interessante. L’azienda ha scelto di combinare materiali naturali con una lavorazione dei metalli che richiama quasi un approccio artigianale, cercando quindi di posizionare questo dispositivo in una fascia più premium rispetto alla media della serie. Tuttavia, oltre all’estetica, l’attenzione è stata posta soprattutto sul sistema di fotocamere, con un’attenzione particolare alla resa dei ritratti e alla fedeltà cromatica.

Per capire davvero come si comporta questo smartphone abbiamo realizzato diversi scatti in situazioni molto differenti: paesaggi, ritratti, scene urbane e fotografie notturne. Abbiamo quindi messo alla prova il comparto fotografico sia di giorno che di notte, cercando di analizzare pregi, limiti e caratteristiche principali.

Comparto fotografico

Il comparto fotografico è composto da tre sensori. Il principale è un sensore da 200 megapixel, un Samsung HP5 con apertura f/1.8. Accanto a questo troviamo un teleobiettivo da 50MPX con apertura f/2.8, pensato principalmente per la fotografia di ritratto e per uno zoom ottico più naturale, con meno distorsione. A completare il sistema c’è una fotocamera ultra-grandangolare da 115,5° da 8 megapixel, utile per catturare scene più ampie. Ma al di là dei numeri e delle specifiche tecniche, la vera domanda è: in cosa si distingue davvero questo realme? La risposta è nella gestione del colore. In particolare l’azienda ha dichiarato di aver lavorato molto sulla riproduzione delle tonalità della pelle, cercando di ottenere risultati il più possibile realistici. Per raggiungere questo obiettivo sono stati condotti diversi studi e test, arrivando persino all’apertura di un centro di ricerca dedicato. Da questo lavoro nasce una tecnologia proprietaria chiamata Lumacolor, progettata proprio per migliorare la fedeltà cromatica, soprattutto nei ritratti.

Fotocamera principale

Prima di parlare nel dettaglio della modalità ritratto e del teleobiettivo, partiamo però dalla fotocamera principale, quella utilizzata più spesso nella maggior parte delle situazioni. Il sensore da 200 megapixel non scatta normalmente a questa risoluzione. Come accade ormai su molti smartphone con sensori ad altissima risoluzione, anche qui viene utilizzata la tecnologia pixel binning. In pratica, 16 pixel vengono uniti in uno solo per creare immagini da circa 12 megapixel. Questo processo consente di raccogliere più luce e quindi di ottenere fotografie più luminose e pulite, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione, senza dover aumentare troppo gli ISO. Naturalmente è comunque possibile scattare alla piena risoluzione del sensore, quindi a 200 megapixel. Tuttavia questa modalità presenta alcuni compromessi: i file diventano molto pesanti e la velocità di scatto può risultare leggermente più lenta, rendendo più difficile catturare soggetti in movimento. Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, la modalità standard da 12 megapixel risulta la più equilibrata.

Per quanto riguarda la qualità delle immagini, i risultati sono complessivamente molto buoni. Il livello di dettaglio è elevato e la gestione delle ombre è convincente, con una buona capacità di mantenere informazioni anche nelle zone più scure dell’immagine. Il bilanciamento del colore è generalmente preciso e restituisce fotografie piacevoli da vedere. Tra le impostazioni della fotocamera è possibile scegliere anche tra diverse modalità di resa cromatica. Si può optare per un look più vivace, con colori più saturi e contrastati, oppure per una modalità naturale, pensata per chi preferisce immagini più realistiche. Quest’ultima, però, in alcune situazioni restituisce fotografie leggermente poco sature, dando l’impressione di colori un po’ spenti.

Uno degli aspetti meno convincenti riguarda invece l’esposizione automatica. In diverse situazioni la fotocamera tende a sovraesporre leggermente l’immagine. Non si arriva quasi mai a bruciare completamente le alte luci, ma il risultato può apparire un po’ troppo luminoso. Per ottenere il risultato migliore può quindi essere utile intervenire manualmente sull’esposizione. Interessante anche lo zoom digitale 2x. Pur non essendo uno zoom ottico, la grande risoluzione del sensore principale permette di mantenere comunque un buon livello di dettaglio, rendendolo utilizzabile senza particolari problemi nella maggior parte delle situazioni.

Teleobiettivo 

La fotocamera che mi ha convinto maggiormente è però il teleobiettivo. Non si tratta di uno zoom estremo pensato per catturare soggetti molto lontani, ma piuttosto di una lente progettata per offrire una prospettiva più naturale e proporzionata. Il fattore di zoom è 3.5x, che corrisponde più o meno a una lunghezza focale equivalente di 80 millimetri. Questa focale è considerata ideale per i ritratti, e infatti è proprio in questo ambito che la fotocamera dà il meglio di sé. I volti risultano ben proporzionati, senza le distorsioni che spesso si notano utilizzando la fotocamera principale troppo da vicino. Inoltre lo sfocato dello sfondo risulta molto gradevole e naturale, contribuendo a isolare il soggetto. Anche nella fotografia di paesaggio il teleobiettivo può dare buoni risultati, soprattutto quando si vogliono catturare dettagli lontani o comprimere leggermente la prospettiva. Tuttavia l’apertura f/2.8, più chiusa rispetto alla camera principale, rende questa lente meno performante quando la luce scarseggia. Di notte, infatti, le immagini risultano leggermente meno pulite ma in ogni caso accettabili.

Grandangolare e camera anteriore

La fotocamera ultra-grandangolare è invece quella che mostra più limiti. Con i suoi 8 megapixel il livello di dettaglio non è particolarmente elevato e le immagini risultano meno definite rispetto a quelle della fotocamera principale. Anche l’esposizione tende a essere un po’ alta, con il rischio di bruciare alcune alte luci e di rendere le zone d’ombra leggermente sbiadite. Curiosamente però, durante gli scatti notturni, la situazione migliora tenendo conto della situazione più difficile da catturare. L’algoritmo di elaborazione dell’immagine riesce infatti a bilanciare meglio le scene, riducendo il rumore e mantenendo sotto controllo le luci più intense. I neri risultano abbastanza profondi e l’immagine complessiva appare più equilibrata. Paradossalmente, quindi, la fotocamera mi ha sorpreso di più nelle fotografie serali rispetto a quelle scattate in pieno giorno. Buona anche la fotocamera anteriore da 50 megapixel, che offre una qualità più che soddisfacente per selfie e videochiamate. È possibile inoltre utilizzare diversi livelli di zoom preimpostati, utili per variare l’inquadratura.

Video e funzionalità AI

Passando alla registrazione video, il realme 16 Pro+ permette di registrare filmati fino a 4K a 60 fotogrammi al secondo. In questa modalità però è possibile passare soltanto tra la fotocamera principale e quella tele. Se si desidera utilizzare tutte le fotocamere bisogna scendere a 1080p a 30 fps. La qualità video è comunque buona. Attivando la modalità di super stabilizzazione, le riprese risultano effettivamente molto stabili e il sistema riesce a mantenere una buona qualità senza penalizzare troppo la risoluzione o il frame rate. Per quanto riguarda la fotocamera frontale, i video possono essere registrati anche in 4K, ma personalmente ho trovato i risultati più piacevoli in Full HD, dove l’immagine appare più naturale e meglio bilanciata. Sul fronte software troviamo diverse funzioni interessanti.

Una delle novità è una modalità che sfrutta l’intelligenza artificiale per riconoscere automaticamente lo scenario e il soggetto inquadrato, suggerendo la composizione migliore. Ad esempio, il sistema può aiutare a posizionare il soggetto seguendo la regola dei terzi, migliorando così l’equilibrio della fotografia. Può essere un buon modo per imparare a scattare e poi procedere manualmente. Ci sono poi vari effetti creativi, tra cui effetti di luce e filtri che utilizzano il flash per ottenere risultati più artistici o particolari. Non mancano anche modalità più divertenti pensate per i social. Infine troviamo la modalità Landscape, pensata per gli scatti di paesaggio. Grazie all’intelligenza artificiale, questo realme è in grado di riconoscere l’ambiente e intervenire automaticamente nel caso sia presente nebbia o foschia, migliorando la visibilità dell’immagine.

Conclusioni

Realme 16 Pro intende porsi come una soluzione di fascia medio-alta per chi cerca ottime prestazioni fotografiche. La concorrenza in questa categoria è molto forte, ma grazie alla particolare attenzione alla gestione del colore e alla qualità dei ritratti questo smartphone potrebbe rappresentare una scelta molto interessante, soprattutto per chi ama fotografare persone e vuole ottenere tonalità della pelle il più possibile realistiche.

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