L’operazione Switch Off segna un nuovo colpo alla IPTV illegale e alla pirateria audiovisiva, confermando come il fenomeno abbia ormai dimensioni strutturate e transnazionali. L’indagine, coordinata dalla Procura di Catania e condotta dalla Polizia di Stato tramite la Polizia Postale, ha coinvolto più Paesi e diverse città italiane, con il supporto di organismi di cooperazione giudiziaria e di polizia a livello europeo e internazionale.
Secondo quanto comunicato ufficialmente, l’attività investigativa ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 31 persone, accusate a vario titolo di accesso abusivo a sistemi informatici, frode informatica, intestazione fittizia di beni e riciclaggio. Le perquisizioni sono state eseguite in 11 città italiane, mentre all’estero sono state attivate rogatorie e interventi coordinati con le autorità di Paesi tra cui Regno Unito, Spagna, Romania, Kosovo, Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti.
Al centro dell’inchiesta c’è una infrastruttura tecnologica complessa dedicata alla distribuzione illegale di contenuti televisivi live e on demand, sottratti a piattaforme legittime come Sky, DAZN, Mediaset e servizi di streaming internazionali. Gli investigatori hanno individuato server collocati fuori dai confini nazionali e ricostruito una rete di rivendita basata su siti vetrina e canali di messaggistica, successivamente oscurati.
Le stime diffuse in ambito investigativo e riprese dalla stampa parlano di decine di migliaia di utenti finali coinvolti in Italia, con una platea potenzialmente molto più ampia a livello globale. I proventi illeciti, secondo gli inquirenti, venivano in parte reinvestiti tramite strumenti finanziari digitali e meccanismi di schermatura patrimoniale, rendendo necessario un approfondito tracciamento dei flussi economici.
L’operazione Switch Off conferma come la lotta alla pirateria digitale richieda competenze tecnologiche avanzate e cooperazione internazionale costante. Un segnale chiaro per un settore che continua a generare danni economici rilevanti e a intrecciarsi con altre forme di criminalità organizzata, rendendo il contrasto alla IPTV illegale una priorità strategica anche sul fronte della sicurezza digitale.