La Guardia di Finanza colpisce ancora la Pirateria Streaming: scoperti tanti clienti

La Guardia di Finanza ha ancora colpito la Pirateria Streaming questa volta avendo individuato numerosi clienti di servizi pirata.

Questa volta a essere nei guai non sono i fornitori, ma i clienti dei servizi pirata. Infatti, a seguito di attività investigative condotte dalla Procura di Bologna ed eseguite dal Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza di Roma, sono stati scoperti tanti utenti che sfruttavano regolarmente la pirateria streaming per seguire eventi sportivi e contenuti protetti da copyright.

I finanzieri del Gruppo Radiodiffusione ed Editoria del Nucleo Speciale Beni e Servizi hanno identificato su tutto il territorio nazionale oltre 100 persone che avevano fruito in modo illecito di contenuti a pagamento, analizzando i numerosi flussi finanziari e tracciando i pagamenti bancari e le ricariche di carte prepagate a beneficio del rivenditore riminese“, spiegano da FAPAV.

Nello specifico, secondo i dati pubblicati dalla Guardia di Finanza, sono 120 i clienti della pirateria streaming. Questi risiedono in 60 differenti province italiane. Sono stati scoperti perché regolarmente inviavano lo stesso importo mensile per continuare a fruire di un abbonamento che dava loro accesso a palinsesti trasmessi illegalmente delle principali piattaforme tra cui DAZN, Sky, Disney+, Netflix, Prime Video e altre.

Pirateria Streaming: cosa rischiano i clienti scoperti dalla Guardia di Finanza

Tutti i clienti scoperti dalla Guardia di Finanza a fruire di contenuti provenienti dalla pirateria streaming legata a questa indagine rischiano multe che partono da 154 euro e che possono arrivare a 5000 euro. FAPAV in un suo recentissimo comunicato stampa ha spiegato:

Nei loro confronti la Guardia di finanza ha ora contestato violazioni amministrative in materia di tutela del diritto d’autore, con sanzioni pecuniarie di 154 euro che arrivano sino a 5.000 euro nei casi più gravi e di recidiva, ai sensi dell’art. 174-ter della legge n. 633/1941, notificando a ciascuno il verbale di accertamento e contestazione.

Secondo quanto emerge da questa ulteriore indagine “l’illegale fruizione di contenuti audiovisivi rappresenti un fenomeno diffuso e trasversale che non si può circoscrivere a specifiche fasce d’età o contesti socio-economici e che danneggia il sistema economico con pesanti ricadute sui lavoratori del settore e sugli operatori economici dell’indotto“.

Fonte: FAPAV

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