In queste ore è scatta un’indagine penale a carico di un ex dipendente di Meta con sede a Londra con l’accusa di aver scaricato circa 30 mila immagini private appartenenti a utenti Facebook. Una notizia che sta preoccupando molto il mondo digitale e chi ha un account sul famoso social network. L’unità anticrimine informatico della Polizia Metropolitana di Londra si sta occupando del caso.
Secondo quanto riportato da Malwarebytes, azienda di soluzioni per la sicurezza informatica, Meta ha confermato di aver scoperto la violazione oltre un anno fa e di aver licenziato immediatamente il dipendente. Inoltre, l’azienda ha anche dichiarato di aver avvisato tutti gli utenti interessati e di aver segnalato il caso alle Forze dell’Ordine britanniche. Al momento, secondo le ultime notizie, il sospettato sarebbe in libertà su cauzione e dovrà presentarsi a maggio.
Malwarebytes affonda il coltello sostenendo che “il curriculum di Meta in materia di protezione dei dati è tutt’altro che impeccabile“. L’azienda di cybersecurity fa riferimento allo scandalo Cambridge Analytica, ovvero sviluppatori di terze parti che avevano raccolto milioni di dati da utenti Facebook. Meta aveva accettato di pagare 725 milioni di dollari in seguito a una class action sul tema.
Il caso Meta delle immagini private trafugate su Facebook fa pensare
Fa pensare questo caso. Un ex dipendente che riesce a creare uno script personalizzato per eludere i sistemi di rilevamento interni di Meta per scaricare immagini private dagli utenti di Facebook è preoccupante. Esiste un modo per proteggere la propria privacy in questi casi e cosa fare per difendersi da possibili violazioni simili? Una domanda lecita alla quale però la risposta potrebbe non piacere ai più.
Infatti, se da un lato possiamo proteggere i nostri contenuti da possibili attacchi esterni, è difficile mantenere il controllo delle proprie informazioni sensibili se l’attaccante arriva dall’interno aggirando i sistemi di sicurezza e protezione della stessa azienda perché ha un vantaggio su tutto.
Per questo Malwarebytes invita alla riflessione: “Archivia i tuoi dati più sensibili (come le immagini private) in un ambiente sicuro e protetto da password. Se un servizio non offre controlli efficaci, è opportuno chiedersi se ci si sente a proprio agio nell’affidare i propri dati a chiunque possa accedervi dietro le quinte“.