Dati personali e immagini intime: le novità Google per la tutela online

Google dice addio ai dark web reports e punta su strumenti più attivi per la difesa dell’identità digitale, ma la rimozione resta limitata ai risultati di ricerca.
Dati personali e immagini intime: le novità Google per la tutela online

Negli ultimi mesi il tema della tutela della privacy online è tornato con forza al centro del dibattito, anche a causa della crescente diffusione di immagini intime condivise senza consenso e di contenuti manipolati tramite intelligenza artificiale. In questo scenario, Google ha avviato l’introduzione di nuovi strumenti pensati per semplificare la richiesta di rimozione di immagini sessuali non consensuali dai risultati di ricerca.

Come funziona la nuova procedura di rimozione su Google

La principale novità riguarda la segnalazione diretta dalla Ricerca Google. Quando un’immagine problematica compare tra i risultati, l’utente può avviare la richiesta di rimozione tramite il menu contestuale (i tre puntini accanto al risultato), selezionando l’opzione dedicata ai contenuti sessuali non consensuali che lo riguardano.

Secondo quanto indicato da Google, il nuovo flusso è stato progettato per ridurre i passaggi necessari e consentire la segnalazione di più immagini all’interno della stessa richiesta, velocizzando così l’analisi da parte dei team di moderazione. Le policy coprono sia immagini reali diffuse senza consenso sia contenuti falsi o manipolati, inclusi i deepfake a sfondo sessuale.

Una volta inviata la segnalazione, possono essere attivate ulteriori misure di protezione, come filtri pensati per limitare la visualizzazione di risultati simili nelle ricerche successive. Al termine della procedura vengono inoltre mostrati collegamenti a risorse esterne che offrono supporto emotivo e legale, senza che Google fornisca direttamente assistenza psicologica o consulenza giuridica.

Results about you, dati sensibili e fine dei report sul dark web

In parallelo, Google sta ampliando la funzione Results about you, l’hub che aiuta gli utenti a individuare e richiedere la rimozione di informazioni personali dai risultati di ricerca. In alcune aree, a partire dagli Stati Uniti, il servizio è stato esteso anche al monitoraggio di documenti di identità e numeri governativi, come passaporti o patenti.

Si tratta di un rollout graduale e non ancora uniforme a livello globale: modalità di accesso e tipologie di dati supportati possono variare in base al Paese.

Nello stesso contesto si inserisce anche la decisione di abbandonare i report sul dark web, ovvero gli avvisi che segnalavano la presenza di dati personali emersi in seguito a violazioni online. Google ha spiegato che questi report fornivano informazioni utili, ma offrivano poche possibilità di intervento concreto. Le nuove funzioni puntano invece a rendere l’utente parte più attiva nel processo di tutela della propria identità digitale.

Resta comunque fondamentale ricordare che la rimozione riguarda esclusivamente i risultati di ricerca e non i contenuti originali ospitati su siti o piattaforme esterne. Inoltre, il riconoscimento automatico dei deepfake non è infallibile e le tutele disponibili possono variare in base alla normativa locale.

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