La transizione verso una nuova interfaccia desktop basata su Android, nota come Aluminium OS, richiederà più tempo del previsto: potrebbero addirittura volerci otto anni. È quanto emerge da alcuni documenti legali recentemente pubblicati online, che gettano nuova luce sulla strategia a lungo termine di Google e svelano il destino dell’attuale sistema operativo dei Chromebook, ovvero ChromeOS.
Il debutto di Aluminium OS: le tappe del 2026 e 2028
Sebbene lo scorso anno si credeva che il 2026 fosse l’anno d’esordio, i documenti pubblicati da The Verge chiariscono che tale data rappresenta solo un obiettivo parziale. Nel 2026, la nuova esperienza desktop di Android sarà disponibile esclusivamente per i commercial trusted testers. Per assistere a un rilascio completo sul mercato, bisognerà invece attendere il 2028.
Un rinvio definito strategico, dal momento che Google sembra voler includere i settori educational ed enterprise solo a software maturo. Considerando l’attuale predominanza di ChromeOS in questi ambiti, l’azienda pare voglia perfezionare Aluminium OS prima di procedere alla sostituzione integrale dell’ecosistema corrente.
Il dato più significativo emerso dai documenti trapelati dalle aule di tribunale riguarda la fine del supporto: Google prevede di dismettere ChromeOS nel 2034. Questa data non è casuale, considerando che i legali del colosso tecnologico hanno spiegato che l’attuale hardware dei Chromebook attuali non sarà compatibile con il nuovo sistema operativo.
Per onorare l’impegno di supporto decennale verso gli utenti attuali, Google manterrà in vita ChromeOS almeno fino al 2033. Queste rivelazioni sono emerse durante il caso antitrust riguardante il browser Chrome: la necessità di supportare i vecchi dispositivi è stata una delle ragioni chiave che ha permesso a Google di non trovarsi costretta a vendere la divisione Chrome.
I documenti rivelano inoltre che i dispositivi che eseguono ChromeOS o il suo successore godranno di uno status particolare, ovvero saranno esclusi dal divieto che impedisce a Google di stipulare accordi prioritari per l’installazione delle proprie applicazioni Android, garantendo una continuità nei servizi software nonostante il cambio di architettura.