L’occasione doveva essere una celebrazione degli straordinari risultati economici derivanti dal nuovo iPhone, ma si è trasformata in una bufera.
Si tratta di un'intervista rilascia ieri da Steve Jobs al New York Times, in cui il gran patron di Apple ha ammesso la presenza di un'applicazione spia all'interno del nuovo iPhone 3G. Ci aveva visto giusto dunque lo sviluppatore Jonathan Zdziarski, che aveva notato come il dispositivo periodicamente si colleghi a un server centrale, scaricando una lista nera di applicazioni da eliminare laddove queste fossero state presenti sullo smartphone. Jobs ha giustificato la cosa, additandola come un gesto di responsabilità ineludibile da parte di Apple per la sicurezza dei dati personali, degli utenti in primis.

Steve Jobs durante l'evento
Steve Jobs


Una nota chiarificatrice che non ha affatto placato gli animi, tutt'altro; la stampa di mezzo mondo ne riporta notizia. Anche i maggiori organi d'informazione italiani, quali quotidiani e tg l'hanno ripresa. Un chiaro segnale di un certo allarme provocato nella vasta utenza, e in generale rispetto alle aspettative dei consumatori. Infatti la questione, sebbene dipinta da Apple sotto l'aspetto della sicurezza degli utenti, solleva due grossi dubbi; il primo e più pericoloso in termini giuridici riguarda la privacy dei possessori di melafonino che potrebbe essere lesa e invasa da un'applicazione che è in grado di "spiare" tutto ciò che è installato sul telefonino. In secondo luogo, vi è un'aspetto più amministrativo-economico che riguarda la liceità da parte di Apple di poter eliminare applicazioni anche pagate dall'utente, arrogando per sé un diritto che non era specificato nel contratto di vendita.
Dunque, un potenziale boomerang per il melafonino, di cui proprio in queste ore si celebra l'estremo successo commerciale, anche in termini di applicazioni connesse vendute attraverso l'App Store.