Il tramonto di un progetto ambizioso si profila all’orizzonte: il Vision Pro di Apple potrebbe uscire presto di scena, con una svolta inattesa nel percorso della casa di Cupertino verso la conquista del settore immersivo. Con un prezzo di lancio fissato a 3.499 dollari, uno schermo olografico d’avanguardia e un mercato che non ha mai realmente preso il volo, il dispositivo rappresenta oggi più un caso di studio che un successo commerciale. Dietro la patina dell’innovazione, si cela una realtà fatta di ordini in calo, impianti di produzione smantellati e un interesse che non è mai decollato, né tra i consumatori né tra le aziende enterprise.
La parabola discendente del Vision Pro non si è consumata in un lampo. Al contrario, è stata il risultato di una serie di scelte strategiche e di mercato che si sono rivelate poco lungimiranti. Il prezzo elevato ha immediatamente rappresentato una barriera insormontabile per la maggior parte dei potenziali acquirenti, lasciando il dispositivo confinato in una nicchia elitaria. Ma non è stato solo il costo a frenare la diffusione: la mancanza di un ecosistema di contenuti in grado di sfruttare appieno le potenzialità del visore ha scoraggiato gli sviluppatori, che non hanno visto ragioni valide per investire tempo e risorse su una piattaforma ancora acerba. Questo ha generato un circolo vizioso: senza app coinvolgenti, il pubblico ha ignorato il prodotto, e senza utenti, gli sviluppatori si sono allontanati.
Di fronte a questa situazione, Apple ha scelto di non insistere su una strada che si stava rivelando un vicolo cieco. Secondo fonti vicine alla catena di produzione, le risorse liberate dall’abbandono del Vision Pro potrebbero dirottate verso lo sviluppo di smart glasses di nuova generazione, dispositivi progettati per essere più leggeri, accessibili e integrabili nella vita quotidiana. L’obiettivo dichiarato è quello di anticipare la concorrenza, con Meta che punta al 2027 per il lancio dei propri occhiali, e offrire soluzioni realmente consumer, capaci di rendere la realtà aumentata (AR) parte integrante dell’esperienza quotidiana. Si parla di dispositivi che supporteranno funzioni pratiche come la navigazione, la comunicazione e il supporto alle attività lavorative, segnando così il passaggio dal gadget di lusso all’accessorio indispensabile.
Possibili ostacoli
Questa transizione, tuttavia, non sarà priva di ostacoli. Il salto dal prodotto premium e sperimentale a una soluzione destinata al mass market potrebbe richiedere a Apple di affrontare e risolvere sfide complesse: dall’autonomia della batteria all’ergonomia, fino alla compatibilità totale con l’ecosistema iOS. Ma la questione centrale rimane la stessa che, potenzialmente, ha segnato il destino del Vision Pro: la costruzione di un parco contenuti che renda davvero attraente l’acquisto degli occhiali AR. Senza una collaborazione solida con sviluppatori e partner industriali, anche i nuovi smart glasses rischiano di rimanere un sogno nel cassetto, incapaci di superare lo scoglio della diffidenza iniziale.
Le reazioni del mercato, intanto, restano discordanti. Da un lato, alcuni analisti interpretano la scelta di Apple come un intelligente aggiustamento di rotta, capace di evitare il prolungarsi di un esperimento destinato a restare confinato nella nicchia degli appassionati. Dall’altro, c’è chi teme che l’interruzione della produzione del Vision Pro possa rallentare l’adozione della tecnologia XR nel suo complesso, soprattutto se la casa di Cupertino non sarà in grado di proporre rapidamente un’alternativa credibile e competitiva.
Per i consumatori, però, la prospettiva appare più rosea. L’arrivo di smart glasses leggeri, convenienti e profondamente integrati con iPhone e i servizi Apple potrebbe finalmente trasformare il desiderio di realtà aumentata in un acquisto concreto. La differenza la farà la qualità delle funzioni offerte al lancio e la disponibilità di contenuti in grado di valorizzare la tecnologia sin dal primo giorno. Solo così la transizione dalla sperimentazione alla diffusione di massa potrà compiersi davvero.