Apple chiude definitivamente una delle sue linee più iconiche. Dopo oltre vent’anni di presenza nel segmento professionale, il Mac Pro esce di scena: dal 26 marzo 2026 non è più disponibile e non sono previsti nuovi modelli. Una decisione che segna un cambio netto nella strategia di Cupertino e ridefinisce il concetto stesso di workstation nel mondo Apple.
L’ultimo aggiornamento risale al 2023, con l’introduzione del chip Apple Silicon più potente della casa, ma senza modifiche sostanziali al design del 2019. Un segnale chiaro: il Mac Pro era ormai un prodotto fuori dal nuovo corso dell’azienda, sempre più orientata verso soluzioni compatte e integrate.
Con questa mossa, Apple affida di fatto il ruolo di macchina professionale al Mac Studio, oggi il desktop più potente della lineup. Le prestazioni offerte dai chip Apple Silicon restano elevate, ma il cambiamento più evidente riguarda la filosofia: viene meno la modularità che per anni ha rappresentato il cuore del Mac Pro. Niente più espansioni interne, niente schede PCIe facilmente sostituibili, ma un sistema chiuso pensato per massimizzare efficienza e integrazione.
È proprio questo il punto che divide gli utenti. Da un lato, Apple punta su performance per watt, silenziosità e semplicità d’uso; dall’altro, una parte dei professionisti continua a richiedere flessibilità e personalizzazione hardware, elementi che oggi trovano più facilmente spazio nel mondo Windows e Linux.
La scelta appare coerente con la direzione intrapresa negli ultimi anni: controllare completamente hardware e software per ottimizzare prestazioni e consumi. Ma il prezzo di questa evoluzione è evidente: il Mac Pro, simbolo di potenza e libertà configurativa, diventa ufficialmente un ricordo.
Il 2026 segna quindi una svolta storica per Apple. La workstation modulare non rientra più nei piani, e il futuro passa da sistemi compatti e sempre più integrati. Resta da capire se questa visione riuscirà a soddisfare anche gli utenti più esigenti.
