Nel mondo Apple, anche una buona idea può trasformarsi rapidamente in un problema. È quello che sta succedendo ad AppGrid, un launcher per macOS sviluppato da Attila Miklosi, che si è visto bloccare gli aggiornamenti sull’App Store dopo pochi mesi dal debutto.
Il motivo? Secondo Apple, l’app sarebbe troppo simile a Launchpad, lo strumento nativo di macOS pensato per organizzare e avviare le applicazioni.
AppGrid non è stata rimossa dallo store: è ancora acquistabile, ma non può più ricevere aggiornamenti. Questo significa una sola cosa: l’app è destinata a restare ferma alla versione attuale, senza nuove funzionalità o correzioni.
Una situazione anomala, che crea un doppio effetto:
- da una parte l’app continua a essere disponibile
- dall’altra non può evolversi
Secondo quanto emerso, Apple avrebbe lasciato aperta una possibilità: gli aggiornamenti potrebbero essere approvati solo modificando l’app per renderla meno simile a Launchpad.
La risposta dello sviluppatore
Per aggirare il blocco, Miklosi ha deciso di distribuire AppGrid anche al di fuori dell’App Store, proponendo una versione indipendente più completa.
Tra le novità già introdotte:
- attivazione tramite hot corner
- supporto ai gesti multitouch (pinch)
Funzionalità che, secondo lo sviluppatore, sarebbero state difficili da mantenere rispettando le linee guida dello store.
Il caso riaccende un tema noto: il ruolo di Apple come controllore dell’ecosistema macOS. Da un lato, l’azienda difende la coerenza della piattaforma e l’esperienza utente; dall’altro, decisioni come questa possono limitare la libertà degli sviluppatori.
AppGrid, in fondo, nasce proprio per colmare un vuoto: offrire un’alternativa a Launchpad, oggi meno centrale nell’esperienza macOS rispetto al passato.
Cosa succede ora
Al momento, gli utenti si trovano davanti a due strade:
- acquistare la versione App Store, destinata però a non evolversi
- oppure passare alla versione esterna, più aggiornata ma fuori dall’ecosistema ufficiale
Una scelta che mette in evidenza un punto sempre più chiaro: innovare su piattaforme chiuse resta possibile, ma entro confini molto precisi.