L’autorità garante della concorrenza italiana ha avviato una indagine che coinvolge la filiale Microsoft operativa nel Paese. L’attenzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si concentra su due titoli iconici del settore videoludico, Call of Duty e Diablo, e sulle modalità con cui vengono distribuiti e promossi sul territorio nazionale. Un’iniziativa che, se confermasse le ipotesi iniziali, potrebbe ridisegnare le regole del gioco sia per i consumatori sia per l’intero comparto videoludico italiano.
L’AGCM ha deciso di accendere i riflettori su presunte pratiche di vendita adottate da Microsoft che potrebbero aver compromesso la libertà di scelta dei consumatori e alterato i meccanismi della concorrenza. Il fascicolo aperto dall’Autorità mira a far luce su una serie di comportamenti che, se confermati, rischiano di limitare l’accesso degli utenti a offerte realmente competitive e di favorire alcuni canali distributivi rispetto ad altri, penalizzando i competitor indipendenti.
L’inchiesta si preannuncia ampia e articolata: saranno esaminati accordi commerciali, contratti con i distributori, promozioni e comunicazioni pubbliche per individuare eventuali strategie distorsive del mercato. In particolare, si vuole capire se Microsoft abbia privilegiato determinate piattaforme o rivenditori, mettendo in secondo piano l’interesse degli utenti finali e dei piccoli operatori del settore. In un mercato sempre più globale, anche una singola decisione può avere ripercussioni ben oltre i confini nazionali, influenzando gli equilibri commerciali su scala europea.
Il contesto europeo
Questa indagine non nasce in un vuoto normativo, ma si inserisce in un contesto europeo caratterizzato da una crescente attenzione verso le grandi multinazionali tecnologiche. Negli ultimi anni, i regolatori del Vecchio Continente hanno rafforzato i controlli su fusioni, accordi di esclusività e pratiche commerciali potenzialmente lesive della concorrenza. Il settore del gaming, per il suo peso economico e culturale, è diventato uno dei terreni privilegiati di questo nuovo approccio regolatorio.
Non è un caso che sotto la lente dell’AGCM siano finiti proprio Call of Duty e Diablo: due franchise di portata mondiale, capaci di influenzare le scelte di milioni di giocatori e di spostare ingenti volumi di mercato. Le modalità di commercializzazione di questi titoli, infatti, possono determinare non solo il successo commerciale delle singole piattaforme, ma anche la qualità e la varietà dell’offerta disponibile per il pubblico italiano ed europeo.
Se dalle indagini dovessero emergere violazioni delle regole, lo spettro degli interventi possibili è ampio: dalle sanzioni economiche fino all’imposizione di modifiche alle pratiche di vendita. Un eventuale riassetto delle strategie commerciali di Microsoft potrebbe avere effetti a catena, favorendo una maggiore apertura del mercato e offrendo nuove opportunità sia ai consumatori sia agli operatori indipendenti.
Sul fronte dei diritti consumatori, le ricadute sarebbero tangibili e immediate. Prezzi più competitivi, offerte più trasparenti, bundle promozionali diversificati e una maggiore disponibilità di versioni fisiche e digitali sono solo alcuni degli aspetti che potrebbero essere influenzati da una revisione delle attuali politiche di distribuzione. In questo scenario, la possibilità di accedere a servizi aggiuntivi e di scegliere tra un ventaglio più ampio di opzioni diventerebbe finalmente concreta per tutti gli appassionati di videogiochi.
Va sottolineato che Microsoft ha già manifestato, in passato, la propria disponibilità a collaborare con le autorità di controllo. Nei prossimi mesi, l’attenzione sarà rivolta alle comunicazioni ufficiali e alla documentazione che sarà presentata all’AGCM, elementi che permetteranno di delineare con precisione la portata dell’indagine e di comprenderne gli impatti futuri sul settore del gaming in Italia e in Europa.