Negli ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno particolare. Molte app gratuite stanno passando a pagamento con soluzioni di abbonamento mensile o annuale. Così, senza accorgersene, molti utenti si ritrovano con spese abbastanza importanti ogni mese o anno per poter accedere alle applicazioni che amano o alle loro funzionalità premium che una volta erano gratuite.
In passato abbiamo anche assistito a modifiche particolarmente controverse come ad esempio applicazioni acquistate con pagamento una tantum introdurre sistemi di abbonamento vanificando così l’acquisto degli utenti che, in teoria, avevano acquistato l’applicazione per sempre. Insomma, un cambiamento importante nel mondo delle app visto che i nostri smartphone ci accompagnano ogni giorno.
Ciò che sta emergendo, secondo quanto pubblicato da MediaPost, è un aumento della spesa dei consumatori per le app mobile nel 2025, con un incremento del fatturato pari al 21% su base annua, nonostante il download delle stesse sia diminuito per il quinto anno consecutivo. Questo spiega il passaggio da app gratuite a pagamento in abbonamento.
Le app sopravvivono grazie all’abbonamento
In questi cinque anni, se diverse app gratuite non fossero passate a pagamento con soluzioni in abbonamento, che garantiscono un’entrata costante, sarebbero probabilmente sparite dagli store o semplicemente non sarebbero una fonte di reddito per gli sviluppatori. Una formula che sta facendo bene, secondo il pensiero dei più, solo a loro e non agli utenti che per la qualsiasi devono sempre spendere soldi.
“Nel complesso, i modelli di abbonamento stanno trasformando l’economia delle app per dispositivi mobili perché si basano meno sui singoli download e sul numero di utenti e più sui pagamenti ricorrenti e sulla vendita di offerte in-app speciali con marchio“, hanno spiegato da MediaPost. “lo scorso anno i download di app a livello globale hanno raggiunto quota 107 miliardi, con un calo del 2,7% rispetto al 2024“.
Secondo il rapporto di Adapty, quasi il 96% del fatturato legato alle app su Apple App Store e Google Play Store deriva direttamente dagli abbonamenti. In questo caso, il tasso di fidelizzazione degli abbonati ha raggiunto il 20% per i piani mensili e il 41% per quelli annuali. Gli abbonamenti settimanali contribuiscono al 46% di tutte le entrate sull’Apple App Store.
Utilità, Intrattenimento e Produttività sono i settori con la maggiore quota di ricavi settimanali da abbonamento, con le Utilità al 73,6%. Salute e Fitness rappresenta l’eccezione: è l’unica categoria in cui predominano i piani annuali (60,6%). Per quanto riguarda il valore per abbonato, gli utenti in prova delle Utilità generano il LTV più elevato, pari a 68,90 dollari in 12 mesi. La ripartizione completa per categoria è disponibile nel report.