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Cambiare operatore? Un sacrificio 9 Agosto 2007

L'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) sta continuando la battaglia per concedere agli utenti un diritto già da mesi ribadito dal decreto Bersani e ancora reclamato a gran voce dalle associazioni consumatori: poter recedere da un contratto di telefonia con la minor spesa possibile. Il che significa: non pagare penali e, nel caso delle sim prepagate, avere tutelato il credito residuo. Battaglia dura: gli operatori da questo lato ci sentono poco.
Ecco quindi che nei giorni scorsi si è resa necessaria un'ulteriore tirata d'orecchie: l'Agcom ha diffidato i quattro operatori mobili, chiedendo loro di mettere in campo, in massimo 45 giorni (pena sanzioni), tutte le misure tecniche necessarie per garantire il credito residuo degli utenti. Ribadisce così un obbligo che già aveva varato con una delibera di giugno, inosservata però dagli operatori.
Ha inoltre avviato da un mese un'indagine per stabilire se i costi di recesso, chiesti dagli operatori telefonici e televisivi, siano davvero pari alle spese da loro sostenute.

La maggior parte delle associazioni dei consumatori scommette di no. È chiaro che cambiare operatore con facilità e poca spesa è un diritto importante: tutela non solo le tasche dei consumatori ma anche la libera concorrenza. E quindi, indirettamente, ancora e doppiamente i consumatori. Se aumenta la libertà di cambiare, gli operatori si sforzeranno a coccolare gli utenti, migliorando i servizi e i call center, abbassando i prezzi.
Nonostante tutto, non è bastato il decreto Bersani sulle liberalizzazioni per abbattere completamente le barriere al libero passaggio degli utenti da un operatore all'altro. Fanno da freno ragioni tecniche e burocratiche; in altre parole, gli operatori non hanno avuto (finora) lo sprone adeguato per impegnarsi a superare le une e le altre.
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