Notizie
Cellulari in aereo: una riflessione 21 Febbraio 2009
Ne è stata data notizia ieri, ma la cosa era già
nell'aria da qualche mese. Anzi, in molti si chiedevano quando sarebbe
arrivata l'ora dei cellulari in aereo. Ebbene, il futuro è adesso,
almeno per alcuni voli di Ryanair, scelti per testare il sistema di
trasmissione e ricezione voce-dati anche in volo, tramite l'utilizzo
dei telefonini.
Per il momento, soltanto un piccolo numero di
passeggeri di un volo potrà usare il proprio dispositivo mobile, visto
che proprio in cifre più elevate sta una delle massime preoccupazioni
per il permesso definitivo di tale tecnologia a bordo. La notizia va
analizzata da un paio di punti di vista: quello delle esigenze, e un
altro, meno tangibile e più soggettivo, di cui discuteremo più avanti.
Iniziamo dalle esigenze: solitamente, a meno di salire sui voli intercontinentali, nelle tratte europee si sta a bordo per circa quattro-cinque ore, ammesso di dover coprire una distanza dalla Sicilia alle Highlands scozzesi. Altrettanto solitamente, quando si viaggia per lavoro si va verso un meeting, un appuntamento, qualcosa di concordato. E' evidente, in questo senso, che potere utilizzare il telefonino favorisca e non poco il lavoro dell'utente professionale, anche perché non sono molti gli aerei che permettono di chiamare semplicemente strisciando la propria carta di credito.
Innegabile, in definitiva, il fatto che anche questo utilizzo diventi una grande comodità, nonostante in noi sorga qualche dubbio per le connessioni dati, dei BlackBerry per esempio, che stanno sempre copertura (ma è appunto solo un esempio). Parlavamo di esigenze: quelle dell'utente professionali ci sono, come già detto, e non si discutono.
La preoccupazione in chi vi scrive riguarda però l'intangibile, leggi l'educazione di chi solitamente parla al cellulare in pubblico, in uno spazio chiuso. L'esempio lampante è il treno, sui cui passeggeri incuranti di chi sta loro intorno discutono ad alta voce di nonne, zie, parenti, della prostata del cugino di campagna, o del raccolto delle arance. Un fastidio infinito.
Moltiplicatelo per le migliaia di metri che staccano un aereo dal suolo. E adesso mettete un cellulare nelle mani di chi non è mai salito in aereo prima. Pensate a quante descrizioni di nuvole particolari, delle Alpi innevate, del Mar Tirreno o dell'Adriatico, e magari di Roma, o di un'altra grande città, dall'alto. Pensate ai toni entusiastici del viaggiatore alle prime armi, che vive e racconta ad alta voce ogni turbolenza. E' un fenomeno destinato a riempire gli aerei sui quali viaggiamo, nel prossimo futuro.
Un futuro che si avvicina correndo, a fari spenti, e che rischia di eliminare l'ultima oasi di pace dove per un paio d'ore si poteva evitare di controllare il telefono ogni cinque minuti, e di tornare alla lettura, alla chiacchiera con il compagno di viaggio, a un po' di riposo...
Ieri i problemi erano due: le scolaresche, e le mamme con neonati urlanti o bambini iperattivi. Oggi si sta per aggiungere anche il cellulare. E anche le scolaresche e le mamme lo hanno! Di persona non ammetteremo mai che il telefonino in aereo sia una brutta idea, anche perché aggiungere alle nostre recensioni uno spazio dedicato alla "ricezione a bordo" un po' ci intriga...
Però sotto sotto continueremo a sperare nei costi alti del servizio (al momento si parla di due-tre euro al minuto), semplicemente perché è più facile che auspicare la presa di coscienza da parte di chi ci sta intorno, che non si è da soli ma tra la gente.
Iniziamo dalle esigenze: solitamente, a meno di salire sui voli intercontinentali, nelle tratte europee si sta a bordo per circa quattro-cinque ore, ammesso di dover coprire una distanza dalla Sicilia alle Highlands scozzesi. Altrettanto solitamente, quando si viaggia per lavoro si va verso un meeting, un appuntamento, qualcosa di concordato. E' evidente, in questo senso, che potere utilizzare il telefonino favorisca e non poco il lavoro dell'utente professionale, anche perché non sono molti gli aerei che permettono di chiamare semplicemente strisciando la propria carta di credito.
Innegabile, in definitiva, il fatto che anche questo utilizzo diventi una grande comodità, nonostante in noi sorga qualche dubbio per le connessioni dati, dei BlackBerry per esempio, che stanno sempre copertura (ma è appunto solo un esempio). Parlavamo di esigenze: quelle dell'utente professionali ci sono, come già detto, e non si discutono.
La preoccupazione in chi vi scrive riguarda però l'intangibile, leggi l'educazione di chi solitamente parla al cellulare in pubblico, in uno spazio chiuso. L'esempio lampante è il treno, sui cui passeggeri incuranti di chi sta loro intorno discutono ad alta voce di nonne, zie, parenti, della prostata del cugino di campagna, o del raccolto delle arance. Un fastidio infinito.
Moltiplicatelo per le migliaia di metri che staccano un aereo dal suolo. E adesso mettete un cellulare nelle mani di chi non è mai salito in aereo prima. Pensate a quante descrizioni di nuvole particolari, delle Alpi innevate, del Mar Tirreno o dell'Adriatico, e magari di Roma, o di un'altra grande città, dall'alto. Pensate ai toni entusiastici del viaggiatore alle prime armi, che vive e racconta ad alta voce ogni turbolenza. E' un fenomeno destinato a riempire gli aerei sui quali viaggiamo, nel prossimo futuro.
Un futuro che si avvicina correndo, a fari spenti, e che rischia di eliminare l'ultima oasi di pace dove per un paio d'ore si poteva evitare di controllare il telefono ogni cinque minuti, e di tornare alla lettura, alla chiacchiera con il compagno di viaggio, a un po' di riposo...
Ieri i problemi erano due: le scolaresche, e le mamme con neonati urlanti o bambini iperattivi. Oggi si sta per aggiungere anche il cellulare. E anche le scolaresche e le mamme lo hanno! Di persona non ammetteremo mai che il telefonino in aereo sia una brutta idea, anche perché aggiungere alle nostre recensioni uno spazio dedicato alla "ricezione a bordo" un po' ci intriga...
Però sotto sotto continueremo a sperare nei costi alti del servizio (al momento si parla di due-tre euro al minuto), semplicemente perché è più facile che auspicare la presa di coscienza da parte di chi ci sta intorno, che non si è da soli ma tra la gente.
di Luca Bordoni / Telefonino.net
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