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Sms troppo cari e bollette pazze, la denuncia delle Autorità 12 Maggio 2009

Come utenti di cellulari, c’è da essere soddisfatti e al tempo stesso delusi, leggendo l’indagine in pompa magna appena pubblicata dalle due autorità del settore, Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) e Antitrust. Per una volta, caso raro, impegnate a collaborare a quattro mani per studiare un fenomeno.

Soddisfatti perché l’indagine è il libro completo delle assurdità che ancora il mercato dei cellulari si trascina dietro, nelle sue propaggini più evolute, quelle dei servizi dati. L’indagine si occupa infatti di sms, mms, internet mobile e contenuti su cellulare. Delusi perché sono cose che un qualsiasi lettore attento di Telefonino.net avrebbe potuto narrare. Ben venga che le autorità se ne rendano conto, ma è ancora troppo poco, se si considera quanto annosi e radicati sono i problemi esposti.
Per quanto riguarda gli sms, l’assurdo sotto gli occhi di tutti è che il prezzo tipico (15 cent) è ormai paradossale, visto che dal primo luglio mandare un sms all’interno dei Paesi dell’Unione dovrà costare al massimo 11 cent. Certo- si riflette nell’indagine- il problema è mitigato dal fatto che il 75 per cento degli sms comunque costa di meno, perché si avvale di tariffe speciali degli operatori. Comunque non basta, perché il costo di un sms per l’operatore è tendente a zero.

Come risolvere? Le autorità nazionali non possono imporre tagli di prezzi, quindi agiranno indirettamente: con misure per aumentare la concorrenza tra operatori, che spinga al ribasso i prezzi. Il problema che l’indagine individua, a tal proposito, è nell’alto costo all’ingrosso che gli operatori mobili virtuali pagano (5-6 cent per ogni sms inviato) agli operatori reali e che quindi impedisce di andare alla guerra dei prezzi. Annosa questione: gli operatori mobili virtuali italiani hanno fatto accordi con quelli reali in un regime di libero mercato, senza palette o griglie fissate dalle Autorità. Ne sono venuti costi all’ingrosso che i virtuali continuano a denunciare come troppo elevati, il che ne limita i margini di movimento. Non aspettiamoci però che dopo quest’indagine seguirà a brevissimo una presa di posizione normativa da parte delle autorità. Per ora si limitano a quella che nel settore si chiama “moral suasion”: un tentativo di persuadere gli operatori a migliorare le cose. Con la velata minaccia di futuri interventi normativi, se gli operatori faranno orecchie di mercante.

Idem per il fenomeno loghi e suonerie. Per anni le Autorità hanno multato operatori e società di servizi per le caratteristiche poco trasparenti e ingannevoli di alcune offerte. È cambiato qualcosa? No. Non si capisce quindi che impatto potrà avere quest’indagine, che ancora una volta invita (senza obbligare) gli operatori a pratiche più trasparenti.

Interessante l’analisi delle due Autorità su internet mobile: conferma che il fenomeno è al boom, nel 2008 ha portato un miliardo di euro di fatturato agli operatori. Peccato che solo ora l’indagine si ponga il problema di puntare l’indice contro alcune stranezze di questo mercato. Diventato sì maturo, per ricavi, ma non altrettanto per quanto riguarda condizioni e regole in capo a utenti e operatori. L’indagine suggerisce di fare una cosa così banale che sorprende non sia stata già imposta: di porre un blocco automatico sulla spesa massima in bolletta per internet mobile, dopo i vari casi di “bollette pazze” (come la stessa Antitrust le chiama, in una nota a corredo dell’indagine). Perché gli operatori non ci hanno pensato prima, visto che certo solo per errore un utente può arrivare a spendere migliaia di euro in traffico internet mobile? Perché non fare un passo in più e attivare a tutti gli utenti di default una tariffa dati a consumo con un costo “umano” (come i 90 cent all’ora di 3 Italia)? La sola risposta possibile equivale a pensar male…   

 



di alessandro longo

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