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Portabilità numero di cellulare, corsa a ostacoli 6 Maggio 2009

Aduc è furente, ma ad oggi sembra la sola associazione a fare davvero baccano sul tema: rischia infatti di incrinarsi un diritto dei consumatori (sancito dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni). Quello a una portabilità di numero rapida, senza traumi, senza perdite né costi evitabili per l’utente.
Sono due i nodi all’orizzonte. Il primo è a fine maggio, quando si saprà la verità sul destino di una delibera Agcom abbastanza importante per i rapporti di forza tra operatori e per gli utenti finali. Quella che inaugura la portabilità rapida del numero di cellulare e colpisce la retention.
Tim e Vodafone si sono opposti alla delibera e, dopo aver perso il ricorso al Tar del Lazio, hanno ottenuto nei giorni scorsi dal Consiglio di Stato la sospensiva della delibera. Significa che viene messa in stand by: non scatterà più da giugno, com’era previsto. Con molta probabilità, però, il giudizio di merito, su questa delibera, sarà già entro fine maggio e allora il nodo si scioglierà: si saprà se entrerà in vigore o se sarà annullata definitivamente (nel secondo caso, Agcom dovrà riformularla).

A dividere gli operatori non è tanto la portabilità in tre giorni, quando l’attacco alla pratica di retention. Secondo Agcom chiamare l’utente che ha chiesto la portabilità, per fargli cambiare idea, è sempre stato vietato (per via delle norme sulla privacy); con la nuova delibera vuole però esplicitare il divieto e rendere irrealizzabile nella pratica questa forma di retention. La delibera obbligherebbe infatti gli operatori anche a non interrompere mai la procedura di portabilità, una volta avviata. Secondo gli operatori minori (3 e i virtuali), fare retention in questo modo è una pratica illegale e anticoncorrenziale.

Gli operatori maggiori invece dicono che questa pratica è favorevole ai consumatori. Citano i forum, dove gli utenti si scambiano trucchi e consigli per ottenere una tariffa migliore. Fingono di voler cambiare numero di cellulare e aspettano la chiamata di retention del proprio operatore, che propone una tariffa più economica (anche se solo per un periodo promozionale, di durata limitata- dettaglio che gli addetti al telefono tendono a omettere).
Chi avrà ragione? Secondo Agcom, in questo caso gli operatori minori, di qui la delibera, fatta espressamente a difesa della concorrenza e quindi degli utenti finali. Alcuni consumatori affezionati alla retention potrebbero non essere d’accordo e forse così si spiega il silenzio da parte delle altre associazioni.

Un altro nodo riguarda il diritto al credito residuo quando si abbandona un operatore. Antitrust ha aperto un’istruttoria su Tim, Wind e 3 Italia (ancora su segnalazione di Aduc, che aveva denunciato anche Vodafone). Dovrà appurare se è vero quello che risulta a Aduc, cioè che molti utenti hanno difficoltà a riottenere il credito residuo (anche se seguono la procedura richiesta dall’operatore) e che pagano costi di commissione troppo cari. L’ideale- sostiene Agcom- sarebbe poter conservare il credito residuo insieme con la portabilità del numero e infatti ha chiesto da circa un anno agli operatori di farlo. Ma questi ultimi si stanno opponendo con tutte le forze a quest’obbligo, che ora- dopo tanti rinvii- dovrebbe scattare a giugno. Si vedrà, ma un’altra proroga è piuttosto probabile: gli operatori sostengono che per loro è troppo complicato e costoso mettere in piedi la procedura per la portabilità del credito.



di alessandro longo

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