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Wimax italiano a rischio: le polemiche 2 Maggio 2007

Manca poco più di un mese alla prima asta Wimax italiana (prevista a giugno) e l'aria è densa di nervosismo: a suscitare polemiche, da parte soprattutto dei provider, sono le ultime notizie arrivate nei giorni scorsi riguardo a questa tecnologia che promette banda larga wireless nelle zone non raggiunte da Adsl. Da una parte, dal Ministero delle Comunicazioni hanno fatto sapere che il cinquanta per cento delle frequenze che saranno messe all'asta è sporco: ancora sottoposto, almeno in parte, alle interferenze dei radar della Difesa. La liberazione delle frequenze Wimax, che dalla Difesa devono passare alle Comunicazioni, non sarà quindi ultimato in tempo per l'asta.

Le frequenze completamente libere, 35 + 35 MHz, sono troppo poche per dare un servizio a velocità paragonabile all'Adsl. La prima cifra prima del "+" indica, tecnicamente, la banda disponibile dall'utente all'operatore. La seconda cifra è per la banda in direzione inversa (il Ministero ha deciso infatti che il Wimax italiano seguirà la tecnica dell'Fdd, Frequency division duplex, cioè a divisione di frequenza invece che di tempo). Un altro annuncio viene dall'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom): il 9 maggio delibererà sui criteri da adottare per le aste; durante il Wlan Business Forum di Milano il consigliere Agcom Enzo Savarese ha però comunicato un'anteprima di quello che potrebbe essere il piano di delibera e ha suscitato le polemiche da parte dei provider (delle associazioni Aiip e di Assoprovider, presenti al convegno).
In sintesi, si teme che il Wimax italiano si realizzi in un nulla di fatto: che frequenze limitate e regole d'asta sfavorevoli lo depotenzino, rispetto al ruolo che invece potrebbe avere e tuttora ha all'estero contro il digital divide.

In alcuni Paesi d'Europa, addirittura- in Germania, soprattutto- il Wimax è un'alternativa funzionante anche nelle aree coperte da Adsl, alla quale può fare buona concorrenza per prezzi e velocità. In Germania, per esempio, l'operatore DBD offre una 2 Mbps a 19,98 euro al mese, con VoIP e possibilità di fare a meno della rete fissa (e relativo canone dell'operatore telefonico dominante, Deutsche Telekom). Perché questa promessa potrebbe tradire le aspettative in Italia, dopo tanti mesi e un ritardo già gravissimo rispetto al resto d'Europa (siamo il solo, tra i principali Paesi, a non avere il WiMax)?
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